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Retroscena

Vacanze scolastiche: bastano cinque settimane in estate?

Michael Restin
2.6.2026
Traduzione: Sanela Dragulovic

Secondo i bambini, le settimane di scuola sono lunghe e pesanti e le vacanze sono troppo poche. Dal mio punto di vista, invece, il tempo tra una vacanza e l'altra passa molto velocemente. Trovo che la distribuzione sia ideale, anche se il calendario delle vacanze non è del tutto equo.

La domenica sera arriva immancabile la consapevolezza che le vacanze sono finite. Cinque volte all'anno sento sospiri e lamentele perché il giorno dopo ricomincia la scuola. Che sia primavera, estate o autunno, a giudicare dai miei figli – che, una volta entrati nel vivo della routine quotidiana, se la cavano bene – la risposta è sempre la stessa: «Mi serve ancora una settimana di vacanza!». Me lo sento dire frequentemente e penso: «Ma ne avete appena avute due!».

Naturalmente capisco il desiderio e conosco bene quella sensazione poco entusiasmante di dover raccogliere il materiale scolastico disperso sulla scrivania in vista del lunedì successivo. Ciononostante, cerco di motivarli parlando del valore della vita quotidiana, senza la quale il tempo libero perderebbe significato. Resterebbe solo tempo, senza inizio e senza fine. Anche questo può avere il suo fascino, ma a lungo termine non sarebbe più libertà e diventerebbe monotonia.

Secondo i miei figli, la verità è semplice: negli altri Paesi, e soprattutto nei Paesi Bassi, visto che gli olandesi sembrano essere ovunque, si hanno molte più vacanze. Le mie riflessioni filosofiche servono a ben poco, così come non funziona la prospettiva della vita adulta a cui ogni tanto accenno: «Cinque settimane di vacanze estive ti sembrano poche? Io ho cinque settimane all'anno!». Gli unici risultati che ottengo sono occhi al cielo. Succede soprattutto quando inizio con il classico «ai miei tempi...» e finisco a raccontare di quando si andava a scuola anche il sabato. Ho capito, ho una certa età. Questo però non cambia le loro convinzioni:

  • La scuola è molto impegnativa.
  • Gli olandesi sono sempre in giro, quindi hanno sicuramente più vacanze.
  • Esagero quando parlo di come erano le cose una volta.

Ma cosa c'è di vero? Quanto è equa la distribuzione delle vacanze scolastiche? Chi beneficia delle pause più lunghe e chi, invece, potrebbe subirne gli effetti negativi? Prima di volgere lo sguardo all'estero, parto dalla nostra situazione.

Distribuite perfettamente nell'arco dell'anno, ma ripartite in modo iniquo

Si studia più volentieri quando si vede la luce in fondo al tunnel. Trovo che le vacanze scolastiche a Zurigo (e in gran parte della Svizzera tedesca) siano distribuite in modo ideale: una non troppo lunga pausa estiva di cinque settimane, accompagnata da due settimane di vacanza in autunno, due in inverno e due in primavera. Tra una pausa e l'altra non passano mai oltre i due mesi. In questo modo non restano mai troppo a lungo lontani dalla scuola da rischiare di perdere il ritmo. Un sistema che, a mio avviso, non favorisce solo l'apprendimento, ma contribuisce anche a una buona qualità di vita.

Nel Regno Unito si discute da tempo di un modello simile: eliminare la sesta settimana di vacanze estive e aumentare quelle autunnali. Secondo chi sostiene questa proposta ciò faciliterebbe l'organizzazione della custodia dei bambini durante l'estate, ridurrebbe lo stress in autunno e impedirebbe che i bambini provenienti da contesti più difficili rimangano troppo a lungo senza punti di riferimento e supporto.

Posso comprendere queste argomentazioni. Secondo me il sistema così com'è da noi funziona alla grande. L'unica cosa che evito di ricordare ai miei figli è che, in Svizzera, la distribuzione delle vacanze non è uguale ovunque: le dieci settimane di vacanze estive del Ticino le accetterebbero più che volentieri. Nel confronto tra i cantoni, il Sud del Paese si distingue nettamente da tutti per durata delle vacanze estive.

Anche se il Ticino compensa la lunga estate con pause più brevi nelle stagioni più fredde, nell'arco dell'anno agli studenti vengono concesse circa due settimane in più di vacanze rispetto a molti cantoni della Svizzera tedesca. Anche la Svizzera romanda allunga leggermente l'estate seguendo l'esempio francese, mentre a Basilea si nota la vicinanza alla Germania: le vacanze estive durano sei settimane.

Quale modello sia più impegnativo, più intelligente o semplicemente migliore è difficile da stabilire. Molto dipende dal contesto e dalle condizioni di partenza. Da un lato c'è chi richiama il concetto di «Summer Learning Loss», secondo cui una pausa troppo lunga dall'apprendimento può portare a un calo misurabile delle competenze in matematica, lettura e scrittura. Secondo questa teoria, le prime quattro settimane di vacanza hanno effetti positivi, mentre successivamente i progressi acquisiti tendono gradualmente ad affievolirsi.

Dall'altro lato, c'è chi attribuisce maggiore importanza ai benefici psicologici delle vacanze, alle nuove esperienze e agli spazi di libertà che molti bambini possono vivere durante l'estate. Soprattutto quelli che provengono da famiglie privilegiate, per le quali le vacanze non rappresentano un problema organizzativo, ma un'opportunità: campi estivi, viaggi, corsi e altre attività offrono stimoli ben diversi dalla noia o dall'inattività. Tuttavia, è proprio durante le vacanze che le differenze sociali tendono ad accentuarsi ulteriormente. Alla fine ciò che conta è il risultato: il Ticino può tranquillamente vantarsi di non registrare un calo delle competenze scolastiche nonostante le vacanze più lunghe rispetto agli altri cantoni.

Vacanze estive

Per quanto tempo la scuola dovrebbe rimanere chiusa?

  • 5 settimane sono ottime, di più non è necessario
    51%
  • Da 6 a 8 settimane è l'ideale
    31%
  • 10 settimane o più, proprio come nel sud del mondo.
    18%

Il concorso è terminato.

Anche se la ricerca attesta i vantaggi didattici di un modello basato su blocchi ben distribuiti nell'arco dell'anno, la durata delle pause scolastiche resta in parte una questione di tradizione. È legata al clima, a ragioni storiche e a consuetudini difficili da modificare, perché contribuisce a dare un ritmo a uno degli aspetti più piacevoli della vita. Una cosa, però, non cambia mai: la situazione sembra particolarmente ingiusta quando si deve andare a scuola mentre parenti e amici sono già in vacanza.

Paesi Bassi e altri Paesi

Che negli altri Paesi, e soprattutto nei Paesi Bassi, si sia sempre in vacanza è una conclusione a cui i miei figli arrivano sulla base della loro esperienza personale. Alcune nazionalità sembrano infatti essere ovunque non appena hanno qualche giorno libero. Vacanze sportive a febbraio nell'Oberland bernese: mezza Olanda è già arrivata. Vacanze di primavera al sud: indovinate chi occupa gli hotel? Vacanze estive nella provincia olandese della Gheldria: qui prevalgono i tedeschi provenienti dalla regione della Ruhr. Gli olandesi: sono sempre via!

Eppure, su base annuale, hanno circa una settimana in meno di ferie. L'impressione che siano sempre in ferie nasce dal fatto che il Paese suddivide le vacanze per regioni e le distribuisce in momenti diversi. In Europa, per durata delle vacanze scolastiche, sono soprattutto i Paesi del Sud – come Grecia, Italia, Francia e Spagna – a occupare le prime posizioni, con lunghe pause estive dovute anche alle alte temperature dei mesi più caldi. Da bambini dell'Europa centrale si guarda talvolta con un po' di invidia a queste interminabili estati al mare. Eppure, per trovare le vacanze più generose, bisognerebbe volgere lo sguardo verso la Scandinavia e i Paesi baltici.

È proprio in Estonia che si vede più chiaramente come un minor numero di ore di lezione non sia sinonimo di risultati scolastici peggiori. Lì le vacanze estive durano circa due mesi e mezzo e, nonostante ciò, i risultati dello studio PISA sono eccellenti. Il modello funziona perché esiste un alto livello di equità nelle opportunità: lo status sociale dei genitori influisce molto meno sul successo scolastico rispetto ad altri Paesi. Fino alla fine delle scuole medie tutti seguono lo stesso percorso scolastico, invece di essere indirizzati verso scuole diverse. Anche questo può aiutare a ridurre lo stress: i bambini possono crescere senza subire pressioni di selezione.

Una volta era tutto più facile

Anche se ho avuto il «privilegio» di frequentare le lezioni il sabato, devo dare ragione ai miei figli: la vita di allora non era più dura di quella di oggi. La quotidianità attuale dei bambini è piena di appuntamenti e decisamente più strutturata rispetto a un tempo. Questo ha delle conseguenze. Secondo uno studio di Pro Juventute, un terzo dei bambini e degli adolescenti è sottoposto a forte stress. Le sollecitazioni del mondo digitale e di quello reale entrano con forza nella loro vita e li confrontano fin da piccoli con così tanti temi che diventa sempre più difficile staccare la spina.

Staccare la spina – sia a livello fisico che andando in Italia – e ritirarsi dal mondo era più facile allora. Il contatto con gli amici a casa avveniva al massimo tramite una cartolina. Andare via, significava entrare in un altro mondo. Mi sento fortunato ad appartenere a quelle poche generazioni che hanno fatto questa esperienza: vacanze scolastiche come sinonimo di tempo libero e libertà, di partenza e avventura. Vedere cose nuove, tornare a casa e raccontarle solo alla fine delle vacanze, invece di restare costantemente in contatto: aveva un suo valore.

Prima che venisse inventato il turismo, il mondo funzionava così: quando la scuola chiudeva, i bambini aiutavano nei campi. Potrei proporre di andare a raccogliere le patate le prossime due settimane di vacanze autunnali. Chissà se, dopo, i miei bambini vorranno ancora aggiungerne una terza.

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Semplice scrittore, doppiamente papà, che ama essere in movimento e destreggiarsi nella vita familiare quotidiana, come un giocoliere che lancia le palline e di tanto ne fa cadere una. Può trattarsi di una palla, di un'osservazione, o di entrambe.


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