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Retroscena

Perché i bambini spaventano i genitori e cosa imparano facendolo

Michael Restin
10.3.2026
Traduzione: Sanela Dragulovic

I bambini si divertono tantissimo a spaventare i genitori. Dietro questo comportamento ci sono valide ragioni legate allo sviluppo psicologico. Ormai conosco bene tutte queste fasi, ma solo in una situazione mi vengono davvero i brividi.

Secondo mio figlio, qualcosa non va in me. Può anche essere. In ogni caso, i suoi tentativi di spaventarmi ormai funzionano raramente, per non dire mai. Un salto improvviso sulla schiena? Mi limito a un sorriso forzato e lo faccio volare sul divano. Un urlo improvviso dal suo nascondiglio dietro la porta socchiusa? La mia espressione cambia poco, quasi quanto quella di Sylvester Stallone. Un oggetto lanciato che vola verso di me? Sobbalzo appena, ma il mio battito resta basso.

Di solito so cosa aspettarmi.

Dopo più di un decennio da papà, il mio sesto senso raramente mi tradisce. Conosciamo i trucchi l'uno dell'altro e siamo in dirittura d'arrivo di uno strano gioco che fa parte della crescita: nascondersi, spaventarsi e farsi spaventare. Ma cosa si nasconde davvero dietro a tutto questo? Si tratta di alcune fasi di sviluppo che un bambino attraversa prima di diventare abile e scaltro come un adulto.

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Se non si vede, non esiste?

Tutti gli inizi sono innocui. Con i bambini scopri nuove parti di te e ti ritrovi a fare a giochi che, qualche anno prima, ti avrebbero fatto solo alzare gli occhi al cielo dalla noia. Nel classico «Bubusettete», i bambini piccoli imparano prima di tutto che le persone e gli oggetti continuano a esistere anche quando non li vedono più. La comprensione della permanenza degli oggetti si sviluppa a partire dall'età di otto mesi. Far «comparire» e «scomparire» volti o oggetti dal campo visivo del bambino non è quindi solo un gioco divertente, ma anche un allenamento importante. L'alternanza tra tensione e rilassamento rafforza inoltre la resilienza emotiva e il legame affettivo. Il bambino impara così che mamma e papà ci sono sempre, anche se in quel momento non li vede.

So qualcosa che tu non sai

Nel giro di pochi anni, il tuo bambino avrà fatto grandi progressi. A tre o quattro anni, capita che si rannicchi dietro il divano ridacchiando mentre entri nella stanza. Di norma, non riesce a trattenersi e salta fuori dal suo nascondiglio gridando «Buh»! Tu, naturalmente, ti «spaventi» e poi ridi come se niente fosse. Anche di gioia, perché la vostra scenetta non è una cosa ridicola, ma rappresenta un vero traguardo nello sviluppo.

Il bambino inizia a capire che le altre persone hanno una percezione diversa dalla sua. La consapevolezza «io so di essere dietro il divano, ma gli altri non lo sanno», si manifesta intorno ai quattro anni. Prima di allora, i bambini spesso presumono che tutti sappiano ciò che loro sanno. Queste differenze si notano particolarmente durante gli spettacoli di burattini, quando bambini di età diverse siedono nel pubblico.

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Il burattino Kasperli mette la sua moneta d'oro in un forziere e dice al pubblico: «Mi devo allontanare un momento, tenetela d'occhio». Poi arriva il ladro e nasconde la moneta dietro l'albero. Quando Kasperli cerca disperatamente la sua monetina, la maggior parte dei bambini di tre anni non capisce perché il burattino non sappia che la moneta si trova dietro l'albero. Per loro lo spettacolo è piuttosto confusionario.

Per i sottotitoli in italiano clicca sull'icona delle impostazioni e seleziona «Traduzione automatica» alla voce «Sottotitoli». I bambini un po' più grandi capiscono invece l'umorismo. Sono capaci di cambiare prospettiva e quindi sanno ciò che Kasperli non sa ancora. Possono così immedesimarsi nei suoi sentimenti, provare empatia, e persino prevedere che presto Kasperli verrà spaventato dal coccodrillo che si sta avvicinando di soppiatto mentre lui è distratto. Lui non lo vede, ma loro sì.

Hanno sviluppato quella che si chiama «teoria della mente». Curiosamente, i bambini con fratelli maggiori raggiungono spesso questo traguardo un po' prima. Da questo momento in poi, teoricamente, sono in grado di ingannare o spaventare gli altri in modo consapevole. Devono solo riuscire a controllare la loro impazienza che spesso li traditrice.

Controllare le emozioni e mostrare il legame

Anche se i bambini capiscono la situazione, riuscire a spaventare davvero qualcuno non funziona ancora del tutto. La loro eccitazione, la tensione e le emozioni traboccano: si dimenano e ridacchiano dietro la tenda prima che lo scherzetto possa riuscire. Il «freno» nella loro mente, ovvero la regolazione emotiva, non è ancora del tutto attivo. La loro impazienza esplode e il sistema di ricompensa si attiva così intensamente in tutte le sinapsi che, in pratica, non importa come andrà a finire: che qualcuno si spaventi o no, ci sarà comunque da ridere.

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Che fase dolcissima della vita. I bambini raggiungono il picco di risate della loro vita e quando giocano ai «piccoli brividi» è un complimento per i genitori. Ogni tentativo di spaventarli è una piccola dimostrazione di fiducia: il bambino non teme la reazione, ma si sente sicuro e protetto. Approfitta di questi momenti di inversione dei ruoli finché puoi ancora «recitare» la sorpresa. Con l'inizio della scuola, infatti, i bambini diventano più astuti e per la prima volta potresti spaventarti davvero.

Alla faccia del poker face

Tra i sei e gli otto anni, i bambini sviluppano la capacità di controllare le proprie emozioni in modo tale che, nel gioco dello «spavento», le loro intenzioni non siano subito evidenti. Dietro il divano regna la calma e la tenda è ferma. I bambini imparano ad aspettare in silenzio la loro «vittima». Il controllo degli impulsi migliora notevolmente: un altro passo importante dello sviluppo.

Chi sa controllarsi, aspettare e agire in modo strategico, ne trae beneficio in molti ambiti della vita. Lo dimostra, tra l'altro, il famoso esperimento del marshmallow in cui i bambini possono scegliere se mangiare subito un marshmallow o aspettare pazientemente 15 minuti per riceverne due come ricompensa.

Per i sottotitoli in italiano clicca sull'icona delle impostazioni e seleziona «Traduzione automatica» alla voce «Sottotitoli». L'esperimento dei marshmallow è stato condotto per la prima volta negli anni '60 ed è stato ripetuto innumerevoli volte. È ben documentato quanto siano positivi gli effetti a lungo termine quando un bambino padroneggia le strategie di gratificazione differita. La buona notizia è che questa abilità si può apprendere e allenare. Ed è esattamente quello che fa un bambino quando vuole spaventare qualcuno: resiste all'impulso di agire subito, aspettando la ricompensa più grande rappresentata dal momento perfetto per lo spavento.

Der Marshmallow-Effekt (Tedesco, Walter Mischel, 2016)
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Tedesco, Walter Mischel, 2016

Visto in questo modo, è un bene se i tuoi bambini escogitano scherzi di questo genere. Facendolo per gioco e su propria iniziativa, si esercitano a controllarsi meglio e a ottenere risultati sempre più efficaci. Devo confessare che, a partire da questa età, non riuscivo più ad anticipare ogni imboscata con il mio solito sorriso sicuro e ho dovuto imparare ad accettare di essere fregato ogni tanto. Se hai figli più grandi, probabilmente conosci bene questa sensazione.

Lo spavento perfetto per i genitori

Verso i dieci anni, i bambini non si limitano più a confrontare le proprie intenzioni con le tue, a mantenere il poker face o a fingere innocenza per nascondere i loro veri piani. Ora sanno usare l'astuzia in modo mirato, e ti portano su piste false. Non si nascondono più ridacchiando dietro il divano. Ora potrebbero lasciare accesa una luce nella loro stanza, pronta ad attirarti in un tranello.

Probabilmente il tuo primo impulso sarà quello di avvicinarti all'armadio socchiuso, il loro vecchio nascondiglio preferito. Ora è una trappola, per fortuna solo metaforica, pronta a scattare inaspettatamente se ci infili la testa. Una vera imboscata, perché ti colgono di sorpresa proprio quando credevi di avere tutto sotto controllo. Sfruttano tutta la complessità delle dinamiche sociali. Congratulazioni: i tuoi bambini sono quasi pronti per affrontare il mondo là fuori.

Fine dei giochi

Fino a quel momento, i bambini ci avranno temprati alla perfezione come genitori. La normale follia di solito finisce quando iniziano a fare sempre più scherzi ai loro amici, tranne, ovviamente, se ti capita un caso particolare come lo youtuber maexx che non ha mai smesso di spaventare i suoi genitori e di farne contenuti per i suoi canali social.

Vedere una cosa del genere mi spaventa più dell'idea che i miei figli smettino di volermi spaventare. Perché, lo so già adesso, mi mancheranno questi momenti giocosi, divertenti e «spaventosi». Tutti tranne uno.

La mia paura più grande

Il brivido più intenso mi viene solo quando non c'è alcuna «messa in scena»: per fortuna capita solo uno o due volte l'anno, ma ne sono terrorizzato. Di solito capita quando, convinto che tutti stiano dormendo, cammino per casa al buio.

In un momento di distrazione totale, mi volto e mi ritrovo un bambino assonato a un metro, apparso dal nulla in pieno stile film horror. Ti è già successo? Allora sai bene di cosa parlo.

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