Un nuovo concetto nei Paesi Bassi: frenata forzata per le e-bike
RetroscenaSport

Un nuovo concetto nei Paesi Bassi: frenata forzata per le e-bike

Michael Restin
Zurigo, il 20.11.2020
Post-editing/revisione: Leandra Amato
Se diamo uno sguardo alle infrastrutture per biciclette, i Paesi Bassi sono da sempre all'avanguardia. Qui, infatti, si impegnano attivamente a trovare soluzioni volte a ridurre il numero di incidenti che coinvolgono i ciclisti. Una di queste è la frenata forzata esterna.

Il ciclismo («fietsen») è fortemente radicato nello stile di vita olandese. Tutti si spostano su due ruote: persino la regina Máxima viaggia in bicicletta. Ecco perché, per il governo, è importante lavorare sempre a nuove idee e soluzioni che semplifichino la vita ai ciclisti e la rendano più sicura. L'infrastruttura delle piste ciclabili qui è davvero all'avanguardia: ad esempio, moltissime piste sono illuminate e separate dal resto del traffico. Un sogno per i pendolari, che viaggiano sulla corsia di sorpasso e possono arrivare in città in totale sicurezza. Immagina di poter sfrecciare da Winterthur a Zurigo o da Büren a Basilea su una pista ciclabile del genere.

Immagine:Wikimedia Commons/Fantaglobe11/CC BY-SA 4.0
Immagine:Wikimedia Commons/Fantaglobe11/CC BY-SA 4.0

Il parcheggio per biciclette più grande del mondo? Ovviamente si trova nei Paesi Bassi, il paradiso delle bici in Europa. Utrecht ha fatto costruire questo palazzo con 12 500 spazi per 30 milioni di euro: questo significa che i suoi 350 000 abitanti hanno più spazio per parcheggiare le loro bici rispetto agli abitanti di Tokyo, che è la città più grande del mondo. Ad Utrecht, Flo indica la velocità da mantenere per cavalcare l'onda verde.

Immagine:Twitter/@utrechtfietst
Immagine:Twitter/@utrechtfietst

A meno di 20 chilometri si trova Houten, un modello per gli urbanisti, perché proprio lì, 50 anni fa, è stato sviluppato un sistema rivoluzionario. Le auto viaggiano su strade separate e le bici hanno sempre la priorità. Non si verificano incidenti mortali che coinvolgano ciclisti da 40 anni.

Boom delle e-bike: l'altro lato della medaglia

Purtroppo, la situazione generale delle e-bike nei Paesi Bassi non è tutta rose e fiori: il boom delle e-bike ha anche un lato «oscuro». L'anno scorso, sulle strade nederlandesi sono morte 65 persone in sella a bici elettriche. Nel 2018, le vittime sono state 57. Una tendenza preoccupante. La situazione non è rosea nemmeno in Svizzera, almeno per quanto riguarda il numero di feriti. «Il numero di incidenti gravi in cui sono coinvolte e-bike continua ad aumentare», riferisce l'Ufficio federale delle strade USTRA per il primo semestre del 2020. La motivazione principale sarebbe questa:

«Il mancato adeguamento della velocità costituisce la causa più frequente degli incidenti gravi, specie di quelli provocati alla guida di e-bike: vale in oltre il 20 percento dei casi, contro appena l’8 percento nel 1° semestre del 2019.»
Ufficio federale delle strade USTRA, 24.9.2020

Il problema è noto, sia qui che nei Paesi Bassi. Le conseguenze: «Per migliorare la sicurezza degli e-biker, a metà agosto 2020 il Consiglio federale ha presentato diverse misure, come l'obbligo di dotare tutte le e-bike di un sistema di illuminazione, indossare un casco sulle e-bike lente e installare un tachimetro per quelle veloci».

Perché occorre più *spazio per le biciclette**
RetroscenaSport

Perché occorre più spazio per le biciclette

Lo stato e la frenata forzata

Nei Paesi Bassi, come sempre, il problema viene affrontato con un approccio progressista. Niente obbligo di casco per bici elettriche fino a 25 km/h; tuttavia le S-pedelec – biciclette veloci con pedalata assistita fino a 45 km/h – sono da tempo sul radar delle autorità competenti. Per queste è obbligatorio indossare un casco, che deve essere testato secondo la certificazione NTA 8776 sviluppata proprio per le e-bike, nonché essere più resistente di un normale casco da bicicletta. Su piste appositamente segnalate in città, le S-pedelec non possono superare i 30 km/h. Si tratta di misure relativamente convenzionali basate sul buon senso dei ciclisti. Tuttavia, il Ministero delle Infrastrutture non ha paura di frenare chi va di fretta.

Su un tratto di strada di quattro chilometri presso l'aeroporto Schiphol di Amsterdam, il Ministero ha collaborato con Microsoft e Orange-NXT per testare un nuovo concetto. Le e-bike e l'infrastruttura comunicano attraverso un'interfaccia che permette di ridurre la velocità massima in caso di attraversamenti pericolosi, traffico intenso o condizioni climatiche estreme. Dopodiché, il ciclista non sarà in grado di superare i 30 km/h fintanto che il rischio persiste. È comprensibile che i produttori di biciclette elettriche non siano del tutto entusiasti di questa iniziativa, poiché desiderano mantenere il controllo del loro software. Indranil Bhattacharya, dell'Istituto di urbanistica coinvolto nello studio, in un'intervista con il Guardian sostiene che nelle aree urbane il bene comune debba essere la priorità assoluta per tutte le parti.

La tua opinione

Lo stato deve avere il diritto di intervenire nella frenata forzata?

  • Sì, se serve al bene comune.
    46%
  • No, questi sono metodi totalitari.
    53%

Il concorso è terminato.

Per evitare che l'intervento sia percepito come frustrante piuttosto che utile, il sistema deve essere in grado di analizzare ed entrare in azione in base a situazioni specifiche. Ad esempio, non dovrebbe frenare le e-bike in caso di forti venti contrari o pioggia. Un'altra misura potrebbe essere quella di inviare un avvertimento all'e-bike in caso di ostacoli sul percorso. Se si rivelerà una soluzione utile, credo che gli olandesi la accetteranno di buon grado. Si parla dell'introduzione del sistema soprattutto ad Amsterdam e in qualche altra provincia. Non c'è da meravigliarsi, in un paese dove anche il più grande aeroporto è un «cycling ambassador» e vuole incoraggiare i suoi dipendenti ad adottare questo mezzo di trasporto, offrendo un pacchetto completo con infrastruttura e applicazione corrispondente.

Altrove, una cosa del genere sarebbe impensabile. Quest'estate sono stato in Germania, dove l'infrastruttura per le S-pedelec è in via di sviluppo, l'auto ha ancora la precedenza e le bici elettriche veloci non sono molto diffuse. Durante il test della Klever X-Speed Pinion, un esperto del settore mi ha parlato più volte della situazione eccezionale nei Paesi Bassi. Mi ha anche dato alcune cifre e statistiche, che mi hanno davvero sorpreso: la Svizzera è l'unico paese europeo dove si vendono più S-pedelec che nei Paesi Bassi. Con la metà degli abitanti. Non male, vero? Eppure, da noi, c'è ancora molto da fare. Questo non significa che il governo debba installare un sistema a frenata forzata sulle nostre piste ciclabili; tuttavia le misure attuali – illuminazione, casco e tachimetro obbligatori – potrebbero non essere sufficienti a ridurre il numero di incidenti.

A 53 persone piace questo articolo


Michael Restin
Michael Restin

Editor, Zurigo

Scienziato sportivo, padre di alto livello e ufficiale di casa al servizio di Sua Maestà la Tartaruga.

Sport

Segui gli argomenti e ricevi gli aggiornamenti settimanali relativi ai tuoi interessi.


Potrebbero interessarti anche questi articoli