Keystone / Paul Sakuma
Retroscena

50 anni di Apple

Samuel Buchmann
1.4.2026
Traduzione: Martina Russo

Apple festeggia un anniversario importante. Il momento è perfetto per ripercorrere una storia ricca di rivoluzioni, fallimenti e colpi di scena.

Il primo aprile del 1976 Steve Jobs e Steve Wozniak fondano un'impresa a Cupertino. 50 anni dopo, Apple è una delle aziende più influenti al mondo. In occasione dell'anniversario, noi della redazione di Digitec-Galaxus abbiamo deciso di fare un viaggio nel tempo. L'articolo del nostro collega Kevin ti racconta come è iniziato tutto:

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Ripercorro la storia aziendale di Apple partendo dai suoi prodotti più importanti. Nelle prossime due settimane daremo uno sguardo più da vicino a cinque icone. Gli articoli saranno aggiunti qui man mano.

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Apple II: il primo PC mainstream

È solo nel 1977 che il piccolo laboratorio artigianale si trasforma in un'azienda vera e propria. L'Apple II arrivava installato in un case di plastica, completo di tastiera e grafica colorata: una vera rivoluzione e un netto contrasto rispetto all'Apple I, che era una semplice scheda madre spoglia. La seconda generazione del computer progettato da Wozniak era destinata alle scuole, agli utenti privati e alle piccole imprese. Si poteva espandere facilmente, dall'unità floppy alla scheda Z80 per il software CP/M. Il prezzo era di 1298 dollari, l'equivalente di circa 7000 dollari odierni.

Con l'Apple II Steve Wozniak (a sinistra) e Steve Jobs riescono a sfondare.
Con l'Apple II Steve Wozniak (a sinistra) e Steve Jobs riescono a sfondare.
Fonte: Keystone / Apple

È il software a fare la differenza. Con VisiCalc arriva il primo foglio di calcolo per microcomputer, che trasforma l'Apple II da semplice giocattolo a strumento per la contabilità, la pianificazione e il controllo di gestione. In California, un programma di sovvenzioni fornisce alle scuole un gran numero di computer Apple II, avvicinando un'intera generazione al mondo dei computer e garantendo ad Apple una posizione dominante nel settore dell'istruzione.

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L'ideazione dell'Apple II come sistema aperto porta alla nascita di numerosi cloni, da progetti amatoriali nei Paesi dell'Est europeo fino a repliche commerciali. Questo è sia un rischio che una grande pubblicità per Apple: il marchio diventa sinonimo di personal computer ancora prima che IBM entri sul mercato. La domanda di Apple II è così alta che nel 1977 l'azienda si trasferisce dal garage della casa dei genitori di Jobs a un edificio a Cupertino. Nel 1978 Apple conta 60 dipendenti, due anni più tardi ne ha oltre 1000.

Lisa: un fiasco che puntava troppo in alto

Dopo l'insuccesso dell'Apple III dovuto a problemi di surriscaldamento, nel 1983 il Lisa avrebbe dovuto finalmente sfondare sul mercato commerciale. Dotato di mouse, interfaccia grafica e una propria suite per l'ufficio, Apple sfrutta idee che Jobs aveva visto nei laboratori della Xerox. Jobs è convinto che il futuro sia nelle finestre, nelle icone e nei menu.

L'interfaccia grafica era rivoluzionaria per il 1983.
L'interfaccia grafica era rivoluzionaria per il 1983.
Fonte: Wikimedia Commons / Apple

Da un punto di vista tecnico, il Lisa è davvero all'avanguardia. Ha un processore Motorola da 5 MHz, 1 MB di RAM e un disco rigido da 5 MB. C'è solo un piccolissimo problema: il Lisa costa 10 000 dollari, ovvero più o meno come un'auto di fascia media di quel periodo. Motivo per cui la domanda è molto bassa. Le aziende preferiscono affidarsi ai PC IBM e ai computer compatibili che, pur essendo meno eleganti, sono decisamente più economici.

Il motivo di quel prezzo esorbitante sono gli standard elevati di Steve Jobs in fatto di componenti e design, già motivo del fallimento di Apple III. È a quel punto che l'amministratore delegato Michael Scott riassegna Jobs al team Macintosh. Nonostante il Lisa abbia ottenuto ottime recensioni dalla stampa, dopo un boom iniziale le vendite crollano. Qualche anno dopo Jobs seppellisce letteralmente gli ultimi resti di quel disastro.

Macintosh: una pubblicità leggendaria e un argomento controverso

Nel 1984 Apple mette a segno uno straordinario colpo di marketing con il Macintosh. Il lancio viene annunciato anticipatamente durante il Super Bowl, con il leggendario spot «1984» diretto addirittura da Ridley Scott. Lo spot si ispira all'omonimo romanzo di George Orwell e mostra il Mac come un ribelle contro il «Grande Fratello» IBM, senza menzionare esplicitamente il marchio concorrente.

Il Macintosh non è solo una pietra miliare dal punto di vista tecnico, ma una rivoluzione soprattutto nel design e nell'interfaccia utente. Prende in prestito molti elementi dal Lisa – come il mouse – e punta tutto sul WYSIWYG, icone, menu e drag & drop. In combinazione con la stampante laser LaserWriter e il programma di impaginazione PageMaker, Macintosh fa nascere un nuovo settore: il desktop publishing. Chi crea riviste, opuscoli o, più avanti, siti web, finisce per scegliere sempre Apple.

Con un prezzo di poco inferiore ai 2500 dollari, il Macintosh costa solo un quarto del Lisa, ma resta comunque un prodotto premium, perché anche qui Jobs insiste sull'uso di componenti costosi. Rispetto al mondo in continua crescita dei PC IBM, il Mac sembra quasi un universo parallelo chiuso. Gli inizi sono abbastanza difficili. All'interno dell'azienda si creano fratture tra le varie divisioni di prodotto. Il team dell'Apple II guidato da Steve Wozniak si sente penalizzato. Perché anche se il vecchio computer continua a generare la maggior parte del fatturato, gli investimenti sono concentrati principalmente sullo sviluppo del Lisa e del Macintosh.

Il primo Macintosh è un successo sul piano del marketing, ma un fallimento a livello finanziario.
Il primo Macintosh è un successo sul piano del marketing, ma un fallimento a livello finanziario.
Fonte: Shutterstock

Anche tra i dirigenti si intensificano le lotte di potere. Nel 1983 Steve Jobs assume John Sculley, ex CEO di Pepsi-Cola, come nuovo amministratore delegato. Ma nel 1985 il fondatore di Apple si scontra con Sculley, che lo ritiene responsabile del fallimento del Macintosh. Jobs mette il consiglio di amministrazione di fronte a una scelta: o lui o Sculley. Il consiglio di amministrazione si schiera dalla parte del CEO ed esclude Jobs dalla guida del team Macintosh, costringendo il fondatore a lasciare l'azienda.

Newton: il simbolo di un'epoca passata

Non conosci il Newton? Sei in buona compagnia. Proprio come tutto il periodo senza Steve Jobs, anche il «Personal Digital Assistant» (PDA) è un prodotto da dimenticare. Ideato nel 1993 sotto la guida di John Sculley, rappresenta il primo vero tentativo di Apple nel settore del mobile computing. Il Newton si utilizza con una penna, riconosce la scrittura a mano e promette di portarti in tasca calendario, blocco appunti e sistema di comunicazione.

L'idea di Newton era in anticipo sui tempi – e sulla tecnologia.
L'idea di Newton era in anticipo sui tempi – e sulla tecnologia.
Fonte: Shutterstock

Il Newton si potrebbe considerare il progenitore dell'iPad. Ma la tecnologia non era ancora matura. A livello pratico, il PDA scontava batteria poco performante, un hardware lento e un riconoscimento della scrittura manuale notoriamente inaffidabile. Sui media si sprecavano le battute sugli errori fatti dal dispositivo nel decifrare gli appunti. Il prezzo elevato, circa 1000 dollari, ha fatto il resto. Apple persevererà nell'idea per varie versioni, ma non riuscirà mai a conquistare il mercato di massa.

Per Apple, il Newton simboleggia i difficili anni '90: un periodo con molte linee di prodotti, una strategia poco chiara e una quota di mercato in calo. Nel 1993 l'azienda è in forte perdita. Il fiasco del Newton segna l'addio di Sculley. Nemmeno il suo successore, Michael Spindler, riesce a risollevare la situazione e nel 1996 viene rimosso dall'incarico.

Nel 1997, il nuovo CEO Gilbert Amelio riporta Steve Jobs in azienda acquistando la sua nuova società, la NeXT. Apple è prossima al collasso e Amelio, come il suo predecessore, sarà presto destituito dal consiglio di amministrazione. Steve Jobs riprende il timone, anche se inizialmente solo come CEO ad interim. Elimina il Newton insieme a tanti altri progetti. La visione di un assistente digitale con comando touch ritornerà anni dopo, in forma più matura, nell'iPhone e nell'iPad.

iMac: la rinascita

L'iMac G3 del 1998 è considerato il simbolo della rinascita di Apple. Steve Jobs è tornato. Il variopinto computer all-in-one con il case trasparente è anche il primo grande successo della leggenda del design Jony Ive, che si distacca dalla grigia monotonia degli altri PC e dice addio a elementi considerati standard, come il lettore di floppy disk. Al contrario, punta su USB, una configurazione Internet semplice e un messaggio chiaro: «It just works».

A livello strategico, l'iMac non è solo design. Dopo il ritorno di Jobs, Apple riduce il proprio portafoglio prodotti a solo quattro linee. L'iMac si rivolge ai clienti «consumer» e punta ad attirare nuovi acquirenti, mentre il Power Mac e il PowerBook sono destinati ai professionisti. Un accordo con Microsoft garantisce Office per Mac e comporta un investimento di centinaia di milioni. L'ultimo tassello della sua strategia Jobs lo aggiunge nel 1999 con l'iBook, il PC portatile per il grande pubblico.

L'iMac è un successo totale. Vende più di qualsiasi altro computer prima di allora e riporta Apple in attivo. Questo dispositivo all-in-one consolida nuovamente il marchio come trendsetter nel mercato consumer e getta le basi per una famiglia di prodotti integrata, in cui design, software e servizi sono perfettamente in sintonia tra loro. Una filosofia a cui Apple è tuttora fedele.

iPod: Apple come stile di vita

All'inizio del nuovo millennio Apple è di nuovo alle prese con un calo delle vendite. Il mercato dei PC è saturo e l'hardware dei Mac è sempre meno competitivo rispetto a quello della concorrenza, dotato di processori Intel. A ciò si aggiungono ritardi nell'introduzione del nuovo sistema operativo Mac OS X. Per questo, nell'ottobre 2001 Steve Jobs lancia il primo prodotto non Mac dai tempi del Newton: l'iPod.

1000 canzoni in tasca e in un ecosistema chiuso: ecco il primo iPod.
1000 canzoni in tasca e in un ecosistema chiuso: ecco il primo iPod.
Fonte: Shutterstock

Il lettore MP3 portatile segna il passaggio di Apple da produttore di computer ad azienda di lifestyle. «1000 canzoni in tasca» è molto più di uno slogan. L'iPod combina un disco rigido veloce, la porta FireWire, una novità all'epoca, e un comando intuitivo tramite la Click Wheel. La combo con iTunes e, in seguito, con l'iTunes Music Store crea un ecosistema chiuso.

L'iPod arriva su un mercato in piena metamorfosi. Il settore musicale e i consumatori sono alle prese con la digitalizzazione, mentre Napster e le piattaforme di file sharing rendono popolare la pirateria. Apple si posiziona come anello di congiunzione tra etichette discografiche e utenti: download legali, sincronizzazione semplice, ma controllo rigoroso su formati e dispositivi. L'iPod diventa una macchina da soldi e trasforma Apple in un marchio di massa. Nel 2002 la capacità di memoria passa da cinque a 20 gigabyte e il lettore diventa compatibile con Windows. In pochi anni la sua quota di mercato supera il 70%.

Ci sono critiche riguardo ai formati proprietari e alla dipendenza dall'ecosistema Apple. Ma il successo dà ragione a Steve Jobs. Con l'iPod, Apple deve portare le sue catene di distribuzione, la sua produzione e le strutture di vendita al dettaglio a un livello completamente nuovo. Le esperienze così acquisite costituiscono la base del successivo boom dell'iPhone: dall'integrazione di hardware e software alla produzione di massa, fino al marketing.

MacBook: nuove collaborazioni e minimalismo

Quando, a metà degli anni 2000, il mercato dei PC si sposta verso i notebook, anche Apple segue la tendenza. Nel 2006 l'azienda passa dai processori PowerPC a Intel. Il MacBook e il MacBook Pro diventano così subito più potenti ed efficienti dal punto di vista energetico rispetto ai precedenti laptop Apple. Il nuovo hardware apre inoltre le porte al mondo Windows: chi vuole può installare anche il sistema operativo Microsoft tramite Boot Camp.

Nel 2008 Steve Jobs estrae il primo MacBook Air da una busta gialla. Il «notebook più sottile del mondo» ha un profilo a cuneo ed è realizzato interamente in alluminio. Introduce il multi-touch sul trackpad e riduce al minimo le porte di connessione – suscitando critiche simili a quelle mosse al primo iMac. Il rapporto conflittuale tra forma e funzione caratterizza Apple ancora oggi. L'attenzione al design e all'integrazione si scontra spesso con le esigenze dei professionisti, che cercano riparabilità, espandibilità e interfacce standardizzate.

iPhone: un dispositivo che cambia il mondo

«Un iPod. Un telefono. Un comunicatore per internet. Non sono tre dispositivi diversi. Ma uno solo. Lo chiamiamo iPhone». Al MacWorld 2007, Steve Jobs presenta il dispositivo che cambierà per sempre Apple e il mondo intero. Come elemento comico, mostra prima un iPod con la rotella di selezione di un telefono. Nel panorama attuale, pieno di filmati super patinati e pre-prodotti, rimpiango moltissimo le mitiche presentazioni dal vivo di un tempo.

Lo smartphone di Apple non ha i tasti. In compenso, è dotato di un rivoluzionario sistema di comando multi-touch su uno schermo da 3,5 pollici. Tecnicamente, la prima versione è limitata sotto molti aspetti, ma non importa. L'iPhone ha un fattore desiderabilità che nessun altro prodotto ha mai avuto ed è il lancio più riuscito di Apple ad oggi.

La vera svolta arriva nel 2008 con l'App Store. Apple crea una piattaforma su cui gli sviluppatori esterni possono vendere le proprie app, mentre l'azienda controlla l'infrastruttura, la fatturazione e la selezione dei contenuti. Questo modello commerciale è ancora oggi uno dei più redditizi del settore – nonché oggetto di azioni legali in materia di concorrenza.

Nel corso degli anni seguenti, l'iPhone conosce una rapida evoluzione e porta Apple a diventare una delle aziende più redditizie al mondo. Nel 2010, il concetto di comando touch e l'App Store vengono applicati all'iPad. Doveva essere l'ultimo grande prodotto lanciato da Steve Jobs, ma nell'ottobre 2011 il fondatore di Apple muore per un tumore.

M1 MacBook Air: indipendenza ed efficienza

Prima di morire, Jobs nomina suo successore Tim Cook, il suo Chief Operating Officer. Negli anni successivi Cook riorganizza l'azienda e ottimizza soprattutto le catene di fornitura. Viene criticato perché sotto la sua guida Apple non produce più innovazioni del calibro dell'iPhone. Ma a livello imprenditoriale il nuovo CEO fa tutto benissimo. Moltiplica il fatturato, i profitti e il valore azionario.

Sotto la guida di Cook, Apple produce internamente sempre più componenti dei propri dispositivi. Da un lato, questo riduce la dipendenza da altri produttori e, dall'altro, consente una migliore integrazione tra hardware e software. Gli investimenti danno i risultati sperati: dalla fine del 2020, l'azienda californiana non produce più solo i propri chip per l'iPhone, ma anche per i computer. Con l'M1, Apple compie una rivoluzione sul fronte dell'efficienza energetica.

Nel 2020, il primo chip per laptop di Apple segna una svolta tecnologica nel settore dei portatili.
Nel 2020, il primo chip per laptop di Apple segna una svolta tecnologica nel settore dei portatili.
Fonte: Apple

Il MacBook Air M1, laptop da ufficio conveniente, surclassa la concorrenza grazie a batterie di lunga durata e prestazioni incredibili, il tutto con un design senza ventola. A breve, seguono i modelli Pro con chip più potenti, anch'essi più efficienti di quelli di Intel e AMD. La supremazia tecnologica di Apple nel mercato dei portatili continua ancora oggi e con il MacBook Neo il marchio sta entrando anche nel segmento entry level.

  • Test del prodotto

    MacBook Neo alla prova: sensazione di alta qualità a un prezzo conveniente

    di Samuel Buchmann

Ormai l'era di Tim Cook sta volgendo al termine. Negli ultimi tempi si moltiplicano le voci sul suo possibile ritiro dalla carica di CEO. Dovrebbe passare il testimone al più tardi tra due o tre anni. Il candidato più papabile è il responsabile dell'hardware, John Ternus. Cinquantenne, il possibile candidato si adatta perfettamente all'immagine di Apple, è abbastanza giovane, molto amato dallo staff e sta assumendo sempre più responsabilità.

John Ternus ha avuto un ruolo fondamentale nel passaggio ad Apple Silicon.
John Ternus ha avuto un ruolo fondamentale nel passaggio ad Apple Silicon.
Fonte: Screenshot YouTube / Apple Keynote 2020

Dopo il genio del marketing Steve Jobs e lo specialista delle catene di fornitura Tim Cook, il prossimo CEO potrebbe essere un ingegnere come Ternus. Sarà interessante vedere se darà una nuova direzione all'azienda e se Apple tornerà a produrre innovazioni più radicali. Cosa racconteranno le cronache tra altri 50 anni?

Parliamo dell'anniversario di Apple anche nell'ultima puntata del podcast «Ossessione mela» (in tedesco):

Immagine di copertina: Keystone / Paul Sakuma

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Le mie impronte digitali cambiano talmente spesso che il mio MacBook non le riconosce più. Il motivo? Se non sono seduto davanti a uno schermo o in piedi dietro a una telecamera, probabilmente mi trovo appeso a una parete di roccia mantenendomi con i polpastrelli. 


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