Retroscena

«Quando la diagnosi è cancro, il mondo crolla»

Martin Jungfer
29.1.2026
Traduzione: Sanela Dragulovic
Immagini: Christian Walker

Mirjam Lämmle è la direttrice della Lega Svizzera contro il Cancro. In questa intervista, spiega quali sono le lacune nell'assistenza ai pazienti alle pazienti e come la sua organizzazione contribuisce a colmarle. Afferma, inoltre, che molti casi di cancro potrebbero essere evitati se la Svizzera non puntasse esclusivamente sulla responsabilità individuale.

La Svizzera è un Paese ricco e il nostro sistema sanitario è forse il migliore al mondo. Eppure abbiamo bisogno di organizzazioni come la Lega Svizzera contro il Cancro, che si finanzia principalmente tramite donazioni. Perché?
Mirjam Lämmle: È proprio così. Interveniamo laddove si tratta di prestazioni che non possono essere fatturate all'interno del sistema.

Che cosa, per esempio?
In parole povere, tutto ciò per cui bisogna prendersi del tempo. La Lega contro il cancro fornisce servizi che si collocano tra l'ambito sociale e quello sanitario. Aiutiamo le persone colpite, per esempio, quando dopo una diagnosi di cancro devono chiarire questioni importanti. In questi casi offriamo informazione e consulenza. Sosteniamo le persone in una fase difficile.

Questa fase difficile inizia con la diagnosi. Com'è per le persone ricevere una diagnosi di cancro?
È il momento che divide la vita in un «prima» e un «dopo». Il mondo crolla e le persone colpite si pongono domande esistenziali come: sto per morire? La maggior parte delle persone con cui lavoriamo ricorda ancora in ogni dettaglio il momento in cui ha ricevuto la diagnosi.

Anche per i medici questa non è certo una situazione facile.
Assolutamente no. Tra l'altro, durante gli studi questo tema è spesso trascurato. Proprio per questo motivo, la Lega contro il cancro offre ai medici corsi di formazione continua. La ricerca ci insegna, ad esempio, che dal momento in cui viene pronunciata la parola «cancro», il paziente o la paziente non recepisce più alcuna informazione dal colloquio diagnostico.

Le domande sorgono quindi solo in un secondo momento, dopo che lo shock è stato elaborato?
Esattamente. Da un lato si tratta della malattia e delle sue cure, dall'altro di come la persona colpita lo comunica ai familiari e al datore di lavoro. Quali sono le conseguenze finanziarie della situazione?

Le persone reagiscono in modo simile? Oppure ci sono modi diversi di affrontare la diagnosi?
In realtà varia da persona a persona. Ci sono quelle che raccolgono tutte le informazioni che riescono a trovare riguardo al tipo di cancro diagnosticato. Poi ci sono pazienti che si affidano completamente al proprio medico. E ci sono persone che incontrano difficoltà anche molto forti ad aprirsi e ad accettare che possono farsi aiutare

A cosa è dovuto?
Una malattia grave, forse addirittura incurabile, spesso non si concilia con la nostra società. Parliamo più apertamente dei successi e dei risultati. Mentre la morte, la fine della vita umana, è un tabù.

Oggi, sui social media si parla spesso di auto-ottimizzazione. Una diagnosi di cancro non si inserisce in questo contesto ed è quindi uno shock per molte persone, afferma Mirjam Lämmle.
Oggi, sui social media si parla spesso di auto-ottimizzazione. Una diagnosi di cancro non si inserisce in questo contesto ed è quindi uno shock per molte persone, afferma Mirjam Lämmle.

Se immaginassi di ricevere una diagnosi di cancro, dovrei parlarne, per esempio, anche con mia figlia che frequenta la scuola elementare. Cosa significa parlare di cancro con i bambini?
È giusto parlarne. I bambini sono molto sensibili e, di solito, percepiscono quando qualcosa non va, quando mamma o papà sono turbati. Non ha senso nascondere una cosa del genere. Al contrario, bisogna parlarne in modo adatto all'età del bambino.

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Ci sono persone malate che rendono il loro percorso con il cancro un tema pubblico, per così dire, attraverso i social media. Spesso con una sorprendente risonanza e molti follower.
Sono convinta che la richiesta di autenticità sia molto alta. Ecco perché le persone seguono storie del genere. Inoltre, può essere utile anche per chi è malato raccontare come sta, condividere la propria storia, invece di essere semplicemente etichettato dalla società. Lo notiamo anche nel nostro lavoro: il ritratto di una mamma con cancro alla lingua pubblicato sul nostro sito, ad esempio, ha avuto un grande riscontro. Vogliamo mostrare le persone che stanno dietro alle cifre e alle statistiche.

A proposito di statistiche... secondo l'attuale Public Health Index, la Svizzera è il fanalino di coda in Europa per quanto riguarda la prevenzione. Questo è un problema anche in tema di cancro?
Per me è assolutamente incomprensibile che pur essendo un Paese ricco e avanzato, facciamo così poco in termini di prevenzione. Sappiamo che quattro casi di cancro su dieci potrebbero essere evitati con uno stile di vita sano. Questo riguarda il fumo, l'alcol e l'alimentazione poco sana, e non si ferma certo alla mancanza di attività fisica.

Mirjam Lämmle auspica maggiori investimenti nella prevenzione e negli screening. La battaglia con la politica per ottenere fondi è spesso difficile, ma arrendersi non è un'opzione.
Mirjam Lämmle auspica maggiori investimenti nella prevenzione e negli screening. La battaglia con la politica per ottenere fondi è spesso difficile, ma arrendersi non è un'opzione.

È necessaria una maggiore responsabilità personale?
Sì, questo argomento viene spesso tirato fuori subito. Ma qui non funziona. La tentazione è ovunque, anche sotto forma di pubblicità. Inoltre, le informazioni sui rischi e sui pericoli non sono facilmente accessibili. Oppure chi potrebbe fornirle non dispone più dei fondi necessari.

Grazie mille Mirjam per l'intervista.

La Lega Svizzera contro il Cancro fornisce informazioni e supporto alle persone colpite dal cancro, offrendo consulenza e assistenza anche ai loro familiari. Sul sito web è disponibile un ampio catalogo di informazioni, oltre all'offerta di gruppi di aiuto, in cui esperti ed esperte condividono le loro conoscenze.

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Giornalista dal 1997 con sedi in Franconia, sul lago di Costanza, a Obvaldo e Nidvaldo e a Zurigo. Padre di famiglia dal 2014. Esperto in organizzazione editoriale e motivazione. Focus tematico sulla sostenibilità, strumenti per l'ufficio domestico, cose belle in casa, giocattoli creativi e articoli sportivi. 


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