Pavel Danilyuk/Pexels
Retroscena

Perché un virologo ha creato una «birra-vaccino»

Anna Sandner
16.3.2026
Traduzione: Sanela Dragulovic

Un virologo americano ha sviluppato una birra che dovrebbe proteggere da un pericoloso virus. Non si tratta di un'idea folle, ma di una protesta concreta contro un sistema di autorizzazioni che, a suo avviso, procede in modo estenuantemente lento. Tuttavia, il suo esperimento personale gli sta creando non pochi problemi.

Una bionda ghiacciata invece di una puntura nel braccio per difendersi da un pericoloso agente patogeno? Sembra assurdo, ma è l'idea concreta del virologo Chris Buck del National Institutes of Health (NIH), Stati Uniti. E non si è fermato alla teoria: insieme al fratello Andrew, ha creato una birra sperimentale con proprietà antivirali.

Il muro della burocrazia

Perché un ricercatore esperto si spinge a tanto? La risposta è breve: frustrazione. Buck lavora da oltre 15 anni sui vaccini contro i poliomavirus BK. Molte persone sono portatrici di questi virus, di solito in modo asintomatico. Tuttavia, per chi ha un sistema immunitario indebolito, soprattutto dopo un trapianto d'organo, possono essere pericolosi e danneggiare gravemente gli organi trapiantati.

Buck critica il fatto che i vaccini tradizionali passano spesso attraverso un processo di sviluppo lungo, costoso e burocraticamente lento. Poiché i vaccini vengono somministrati a individui sani, sono essenziali ampi studi clinici e rigidi test di sicurezza. Tuttavia, per qualcuno come Buck, questo sistema appare come una parete glaciale: enorme, fredda e immobile.

A tutto ciò si aggiunge una motivazione personale. Secondo Buck, un suo amico non ha avuto accesso alla vaccinazione contro l'HPV in quanto maschio adulto perché negli Stati Uniti questa vaccinazione era destinata solo ad altri gruppi target. In seguito è morto per un cancro associato all'HPV. Per Buck era chiaro: il sistema è troppo rigido, troppo lento e esclude persone che avrebbero bisogno di protezione immediata. Così ha cercato una via d'uscita.

Il lievito come cavallo di Troia

La via d'uscita lo ha portato a produrre birra. Buck ha sperimentato con il lievito di birra comune, Saccharomyces cerevisiae, modificandolo in modo che producesse particelle simili a virus. È praticamente come l'involucro vuoto di un patogeno: per il sistema immunitario sembra un nemico, ma non contiene materiale genetico infettivo. L'obiettivo è far sì che l'organismo impari a produrre anticorpi senza che avvenga un'infezione reale.

Negli esperimenti iniziali, Buck ha scoperto che il lievito doveva arrivare vivo nel tratto digestivo per stimolare una risposta immunitaria. L'idea della «birra-vaccino» nasce dal fatto che il lievito vivo entra nel corpo umano soprattutto tramite la birra non filtrata. Chi non consuma alcol, spiega Buck, può semplicemente versare la birra e assumere il lievito puro sedimentato sul fondo con un cucchiaio.

La birra-vaccino di Buck nel suo laboratorio domestico: il bagliore verde indica che il lievito modificato sta producendo la sostanza desiderata.
La birra-vaccino di Buck nel suo laboratorio domestico: il bagliore verde indica che il lievito modificato sta producendo la sostanza desiderata.
Fonte: Christopher B. Buck / Zenodo

Un colpo di genio

Qui entra in gioco il colpo di genio – o il grande scandalo, a seconda dei punti di vista. Buck ha cercato di sfruttare una falla normativa delle autorità statunitensi. Negli USA, se una sostanza viene iniettata, di solito è considerata un medicinale o un prodotto biologico e deve seguire un complesso iter di autorizzazione. Se invece viene bevuta o ingerita e si basa su sostanze come il lievito di birra, può rientrare nella categoria degli integratori alimentari. Non è però così semplice: anche negli USA gli integratori non possono pubblicizzare effetti simili a quelli di un vaccino o affermare di prevenire malattie.

Per mettere in pratica questa strategia, Buck ha fondato una società no profit e ha venduto il lievito modificato in quantità minima. Inoltre, ha pubblicato il metodo e i suoi dati su Zenodo, una piattaforma online per pubblicazioni scientifiche.

Nell'UE, una scorciatoia del genere sarebbe praticamente impossibile. Un prodotto commercializzato con finalità vaccinale o protettiva contro le infezioni non verrebbe considerato un semplice alimento o integratore, ma verrebbe valutato come medicinale. In Svizzera, tali prodotti sottostanno a rigide normative in base alla Legge federale sui medicamenti e i dispositivi medici. Inoltre, gli organismi geneticamente modificati sarebbero soggetti a ulteriori requisiti.

Auto-sperimentazione con conseguenze

Ma quanto è efficace questa birra nella pratica? Poiché il comitato etico del National Institutes of Health (NIH) proibiva severamente un simile esperimento su se stessi, Buck ha prodotto e bevuto la birra a casa come privato cittadino. Ha effettivamente sviluppato anticorpi contro diversi sottotipi di BK. Tuttavia, dal punto di vista scientifico, questo auto-sperimentarsi non costituisce una prova affidabile di efficacia.

La storia di Buck tocca un punto delicato della medicina moderna: il difficile equilibrio tra la sicurezza assoluta garantita da rigide regolamentazioni statali e l'urgente necessità di portare rapidamente innovazioni salvavita ai pazienti. Resta da vedere se la sua birra-vaccino diventerà mai una vera alternativa alla siringa convenzionale, ma ha sicuramente acceso una discussione da tempo necessaria.

Immagine di copertina: Pavel Danilyuk/Pexels

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Redattrice scientifica e biologa, con una passione profonda per il mondo naturale. Amo gli animali e sono affascinata dalle piante, dalle loro straordinarie capacità e da tutto ciò che possono offrire. Il mio luogo ideale è all’aperto, immersa nella natura – proprio come nel mio giardino selvaggio. 


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