Bikepacking nell'ignoto: «Noi possiamo andare ovunque, il resto dipende solo dai confini»
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Bikepacking nell'ignoto: «Noi possiamo andare ovunque, il resto dipende solo dai confini»

Michael Restin
Zurigo, il 17.07.2020
Post-editing/revisione: Leandra Amato
Lous e Julen sognano di fare un viaggio lungo la vecchia Via della Seta, ma per quanto tempo riusciranno a proseguire a est di Istanbul non lo sa nessuno. Non importa: i nostri due bikepacker salgono in sella e partono.

Come tanti altri progetti, anche quelli di Lous e Julen sono appesi a un filo e potrebbero cambiare da un giorno all’altro. Arriva aprile ed è il momento di partire, ma questa volta le cose sono diverse. Il mondo ci sta stretto, c’è una sensazione oppressiva nell’aria e i confini di Paesi in tutto il mondo sono chiusi. Il sogno di fare un tour in bicicletta lungo la vecchia Via della Seta diventa un'avventura impossibile.

Ma Lous e Julen non si fanno scoraggiare. Lous de Haart, 33 anni, olandese, e Julen Ruiz Aizpuru, 34 anni, basco, sono due giramondo: sono abituati al fatto che le cose possono cambiare. E sono dotati dell'incrollabile ottimismo necessario per intraprendere un viaggio nell’ignoto. Una cosa è chiara a entrambi: non appena sarà possibile, si lasceranno alle spalle Zurigo e partiranno.

Se per caso te lo sei dimenticato: stai guardando due persone molto ottimiste.
Se per caso te lo sei dimenticato: stai guardando due persone molto ottimiste.

Scopro i loro programmi per caso: Lous è una fisioterapista, sono andato a trovarla qualche mese fa per un articolo. I suoi piani di viaggio sono ancora più emozionanti del suo feedback sul Challenge Disc. Mentre la popolazione di mezzo mondo è a casa, lei e Julen sentono il richiamo di terre lontane. A Lous e Julen piace condividere le proprie esperienze, perciò nei prossimi mesi ne sentirai parlare ancora. Per ora, però, devono ancora iniziare. A giugno Lous scrive: «Ci siamo!!!», in cui ogni punto esclamativo sta per un urlo di gioia. Prenderanno un aereo, attraverseranno l'Olanda e arriveranno a Istanbul. E poi?

Il piano è non avere piani

Il giorno prima della partenza, ci incontriamo al Café du Bonheur di Zurigo e parliamo dei vantaggi di non avere un piano. «Questa è la vera avventura», dice Lous. «Non abbiamo la minima idea di dove saremo tra un mese». E Julen aggiunge: «Possiamo arrivare ovunque! Dipende solo dai confini». Un piccolo ma importante dettaglio che potrebbe metter loro un bastone tra le ruote e bloccare l’accesso alla vasta Asia centrale.

Lous non si fa illusioni: «I confini della Georgia dovrebbero riaprire entro breve, ma questo è quanto. L'Armenia è chiusa. L'Iran è chiuso. Il Turkmenistan è chiuso». Due anni fa è stata in Tagikistan con un’amica ed è rimasta entusiasta dell’autenticità del Paese: «Lì è ancora la natura a comandare».

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Sia Julen che Lous sono attratti dall’itinerario lungo la vecchia Via della Seta. «Sono morto dall’invidia quando ho visto le sue foto del Tagikistan», dice Julen. E così hanno avuto l’idea di salire in sella e macinare chilometri in Paesi poco interessati dal turismo. Entrambi sono bikepacker esperti, ma questo tour è più lungo e perciò richiede più attrezzatura rispetto ai loro viaggi precedenti. Si troveranno ad affrontare nuove sfide, ma su una cosa sono d’accordo: è importante lasciare spazio per eventuali imprevisti.

“ Non voglio passare tutto il tempo a cercare posti famosi o imperdibili. Forse ne perderemo qualcuno e finiremo per viaggiare in luoghi lontani. ”
Lous commenta la loro filosofia di viaggio

E così, anche se l'itinerario che avevano tanto sognato rimane un lontano miraggio, sono tranquilli: «Ora tutto è diverso, ma non parto con l'amaro in bocca», dice Julen. «Le cose stanno così e non possiamo farci niente». Ha consegnato le dimissioni al lavoro, dove faceva il programmatore, e ora si prepara a fare esperienze indimenticabili fino a dicembre. In ogni caso, non vede l'ora: «Andare in bici è una delle cose che preferisco fare. Esattamente come viaggiare. È sempre bello poter fare entrambe le cose contemporaneamente.»

Due biciclette, quattro gambe in forma e otto borse belle piene: Lous e Julen sono pronti per la loro avventura. Verso est, finché potranno. E poi, finalmente potranno staccare un po', così lontani da tutto. «Più leggiamo notizie sulla crisi di coronavirus, più stiamo male», racconta Julen. Viaggiare da soli, godersi la natura e far entrare il resto del mondo in piccole dosi è un'ottima idea e fa bene alla salute: «Non voglio dover passare le giornate su internet per scoprire se i confini di un Paese sono stati aperti o meno», dice Lous. Nemmeno al navigatore satellitare verrà chiesto di caricare un nuovo itinerario ogni giorno: «Seguiremo una mappa».

Quattro borsoni ciascuno dovrebbero essere più che sufficienti.
Quattro borsoni ciascuno dovrebbero essere più che sufficienti.

Finché la bussola interna è sulla strada giusta, tutto il resto andrà bene. Naturalmente, Julen e Lous si sono preparati anche per le persone che incontreranno durante il viaggio, soprattutto nelle regioni in cui sono particolarmente aperte e ospitali. «La maggior parte di chi è stato in Iran e Turchia ci ha raccontato che lì è impossibile cucinarsi da mangiare perché ti invitano ovunque», spiega Julen. «Speriamo di poterlo vivere in prima persona». Con tutta questa distanza, è giusto dedicare un po' di tempo anche alle relazioni interpersonali. «Saremo creativi e chiederemo a molte persone se possiamo accamparci con loro», dice Lous. Ci vuole una certa fiducia, sia in se stessi che negli altri, per affrontare un viaggio come questo. Del resto, nessuno può essere preparato a tutto.

Caldo, neve e un castello di roccia

Oltre al cibo, all'acqua e agli strati di indumenti per le temperature estreme, nei borsoni ci sono svariati pezzi di ricambio per le bici. Dischi freno, catene, kit di riparazione: tutto ciò che serve per non rimanere a piedi. «Una volta ho conosciuto un bikepacker nella capitale del Tagikistan, Dushanbe, che ha dovuto aspettare tre settimane per ricevere i pezzi di ricambio dalla Russia», dice Lous. Julen e Lous non vogliono trovarsi nella stessa situazione, perciò cercano di ridurre i rischi al minimo.

Hanno intenzione di pedalare parecchio «off road» e si sono allenati sui percorsi di categoria S1 e S2, con tanto di borsoni sulle bici. Ad ostacolare i loro piani potrebbero esserci cadute, problemi tecnici e cani: qualunque cosa accada, Lous e Julen ne sapranno trarre il meglio e vivranno un'esperienza indimenticabile. «Quanto può essere grave trovarsi sul confine chiuso con la Georgia? Faremo inversione di marcia e attraverseremo la Turchia meridionale. Il mondo è pieno di posti meravigliosi», dice Lous, prima che i due spariscano sotto la pioggia estiva di Zurigo. Qualche giorno dopo ricevo la prima prova fotografica tramite WhatsApp: un castello di roccia... di notte, altro che 5 stelle!

«La nostra stanza nel castello», scrivono Lous e Julen.
«La nostra stanza nel castello», scrivono Lous e Julen.

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Michael Restin
Michael Restin
Editor, Zurigo
Scienziato sportivo, padre di alto livello e ufficiale di casa al servizio di Sua Maestà la Tartaruga.

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