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Un'esperienza chiave o perché mi sarei preso a calci per un'estate

Michael Restin
23.09.2022
Traduzione: Nerea Buttacavoli

La mia chiave è scomparsa per otto lunghe settimane. Oscillo tra la speranza, la frustrazione e il rimpianto. Soprattutto perché una possibile soluzione è sulla mia scrivania.

Ho perso la chiave. Assurdo che sia capitato proprio a me, l’esperto della ricerca fatto persona della famiglia che di solito sa sempre dove sono finite le cose. Esamino costantemente l'ambiente che mi circonda e memorizzo ciò che sembra sbagliato. Gli occhiali sulla lavatrice. La borsa da ginnastica dietro la poltrona. Lo smartphone nel mobile del bagno. Vedo tutto, spesso scuoto la testa e, un po' arrogantemente, mi preoccupo poco delle mie cose finché nessuno le tocca a parte me. Perché per me le cose hanno un posto fisso. Soprattutto la mia chiave. È incastrata nella porta o tintinna nella tasca dei pantaloni. Cosa potrebbe andare storto? Niente. Finché un bel giorno di luglio vado a correre e il destino mi gioca un brutto scherzo.

È andata male

Quando faccio jogging, ripongo le mie chiavi in una piccola tasca con cerniera dei pantaloni insieme allo smartphone. Chiudo la cerniera, metto le cuffie nell'orecchio e parto. Non può succedere nulla. Se non fosse che ascolto la musica ad alto volume mentre i rimbalzi aprono lentamente ma costantemente la cucitura incollata di questa suddetta tasca, creando un buco.

Questo buco è grande quanto basta per permettere alla chiave di raggiungere la libertà, mentre il peso dello smartphone suggerisce che tutto è in perfetto ordine. Alla fine del mio giro, metto di routine la mano in tasca e so subito che la chiave è sparita. Anche il secondo e terzo tentativo di tirarla fuori sono inutili.

Lo smartphone c'è, la chiave no. Scena ricreata. Nel frattempo ho ricucito il buco secondo tutte le regole dell'arte a me note.
Lo smartphone c'è, la chiave no. Scena ricreata. Nel frattempo ho ricucito il buco secondo tutte le regole dell'arte a me note.

Tuttavia, mi dico che forse ho dimenticato la chiave a casa (e naturalmente non è così) o che è ancora in mezzo al sentiero e devo solo andarla a prendere (e naturalmente anche questo non è così). Ci sono troppi passeggiatori di cani, amanti del jogging e pensionati arzilli in giro. I miei simili. La mia speranza. Credo fondamentalmente nel bene degli zurighesi. Soprattutto di quelli che sono in giro per il bosco. Eppure vorrei prendermi a calci nel sedere per non avere messo un indizio pertinente sul mio portachiavi.

Destinato a rimuginare

Quanto sarebbe prezioso il mio numero di telefono su una targhetta o su uno di quei tracker che mi svelano la posizione. Ma sarebbe strano anche suonare un campanello e dire «Salve, credo che lei abbia la mia chiave». Il rilevamento della posizione permanente non fa per me. Ma da qualche parte tra le cose del mio ufficio c'è un pacchetto di Thnx Tags che ho ricevuto come campione e che ho ignorato finora.

Piccole targhette e adesivi con codice QR che portano a una schermata di contatto con pulsante di chiamata o WhatsApp e un mio messaggio. Se li avessi usati, forse ora riavrei la mia chiave. Odio il congiuntivo, ma sono condannato ad aspettare e a rimuginare. In cambio, inizio a tappezzare lo smartphone, il portafoglio e altri oggetti di valore con adesivi con codici.

Il codice mette in contatto con il proprietario.
Il codice mette in contatto con il proprietario.

In attesa

I giorni passano. E i giorni diventano settimane. Ad ogni corsa spero che da qualche parte appaia la mia chiave. Chiedo nei locali e nei ristoranti limitrofi al mio percorso, contatto la polizia e, naturalmente, faccio una denuncia di smarrimento presso l’Ufficio oggetti smarriti, sul cui sito web controllo quotidianamente le nuove chiavi trovate. Mi consolo con il fatto che gli altri portachiavi sono inutili quanto il mio moschettone: «Chiavi: 1 pezzo, ciondolo: laccio turchese; scritta: non perdere!» è il mio preferito in assoluto. «Chiave: 4 pezzi, ciondolo: cane di peluche, piccolo misuratore». Non male anche questo. Ma non utile.

Niente contro Walbo Wabbel, ma è inutile

NICI Portachiavi Walbo Wabbel
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NICI Portachiavi Walbo Wabbel

1
Un pinguino con un colpo di frusta è di scarso aiuto una volta che la chiave è sparita.
Un pinguino con un colpo di frusta è di scarso aiuto una volta che la chiave è sparita.

Walbo Wabbel & Co. sono inutili quanto il mio scorrere maniacale. Il numero della chiave è registrato con la mia denuncia di smarrimento. Se la chiave viene consegnata, l’Ufficio oggetti smarriti mi contatterà. Tuttavia, mi metto in attesa non appena si presenta un oggetto trovato potenzialmente corretto nella città di Zurigo. Mezz'ora di musica e 15 minuti di squilli dopo, so quello che già sapevo: ancora una volta è stato tutto inutile e che «Chiave: 4 pezzi, ciondolo: un moschettone», è caduto fuori da un'altra tasca.

La felicità ritorna

Ogni giorno mi ricordo della mia perdita. Ogni giorno credo meno che succederà qualcosa. Ma poi, ad un certo punto, la felicità ritorna. Arriva alla porta sotto forma di figlio del padrone di casa che fa tintinnare la mia chiave e dice: «È arrivata per posta!». Il mio primo atto ufficiale dopo aver ringraziato il portatore: sostituisco il moschettone con una targhetta Thnx.

Potresti scannerizzare questo codice se non l'avessi rovinato con Photoshop.
Potresti scannerizzare questo codice se non l'avessi rovinato con Photoshop.

Immagino che nel bosco, qualche settimana fa, sia successa una cosa del genere: un piccolo chihuahua guaisce al guinzaglio e annusa qualcosa che l'anziana signora all'altro capo del guinzaglio riconosce come una chiave. La libera dalla sporcizia, la porta a casa, la mette in una busta, la affranca, si dirige verso la cassetta postale più vicina e la spedisce a dormakaba Schweiz AG di Wetzikon con la scritta «chiave smarrita», dove potrà essere identificata con il numero della chiave e restituita ai legittimi proprietari.

Che processo meravigliosamente ordinato, che probabilmente funziona in un massimo di 12 paesi al mondo e che tuttavia vorrei abbreviare in futuro con la targhetta Thnx. È sempre meglio di un moschettone sulla chiave. Probabilmente l’avrei riavuta lo stesso giorno. Avrei potuto scrivere qualche riga simpatica nell'app e offrire una ricompensa a chi l’ha trovata. E soprattutto, avrei avuto la possibilità di ringraziare di persona e di regalare all'onesto ritrovatore o ritrovatrice un libro sulla ricerca e il ritrovamento delle cose veramente importanti della vita, raccolte nell'Ufficio oggetti immateriali smarriti.

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Scienziato sportivo, padre di alto livello e ufficiale di casa al servizio di Sua Maestà la Tartaruga.


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