
Opinione
Cane in casa? No, grazie
di Martin Rupf

Prima o poi, in quasi tutte le famiglie ci si pone la domanda: prendere un cane, sì o no? Io un cane di famiglia ce l'ho: qui spiego cosa a volte mi spinge quasi alla disperazione e perché, nonostante tutto, risponderei sempre di sì.
«E allora, mi consiglieresti di prendere un cane di famiglia?», mi chiede di recente un'amica durante il pranzo, dato che lei stessa sta valutando di prenderne uno. Poiché è una domanda che mi viene posta spesso, ecco uno spaccato della mia vita familiare con un cane. Forse stai pensando anche tu di prendere un cane, ne hai già uno o vuoi semplicemente capire perché alle persone viene in mente di optare per un amico a quattro zampe?
Cominciamo dagli aspetti meno piacevoli. Perché sì, ovviamente ci sono anche quelli. Per esempio, quando in una mattina già fitta di impegni si viene accolti dal vomito sul tappeto color beige. Oppure quando, per una volta, i bambini sono accuditi fuori casa e potresti finalmente dormire un po' di più, ma il cane vuole comunque uscire presto, come sempre. Non può certo andare in bagno da solo.
E poi ci sono quei momenti in cui macchie e sonno arretrato diventano davvero i problemi minori: come quando torno a casa dalla clinica veterinaria senza il cane, che deve restare lì attaccato alla flebo perché non vuole più mangiare nulla, nemmeno un croccantino. In quei momenti mi vengono in mente tutte le situazioni che mi mancherebbero terribilmente anche solo al pensiero di non averle più.

Tanto per cominciare, il cane si sveglia ogni giorno di ottimo umore, in modo del tutto diverso da me. Ed è felice ogni volta che qualcuno rientra a casa. Per non parlare di quanto sia calda la sua testa quando la appoggia sui nostri piedi. Di come si accoccola addormentandosi sulle mie ginocchia, anche quando non è più un cucciolo. Di come partecipa a ogni gioco di ruolo dei bambini, sia come cane poliziotto che come tigre. Di come si siede accanto a me guaendo piano quando sono stressata. Lui ci sente, ci percepisce. Anche quando un membro della famiglia è triste, si sdraia accanto a lui regalandogli la sua presenza silenziosa.

«Abbiamo il cane migliore del mondo!», dicono di tanto in tanto i bambini. Quando elencano chi e cosa amano, il cane è sempre tra i primi. La gioia che ci regala ci unisce, come pure la preoccupazione quando non sta bene. Che il nostro cane faccia parte della famiglia, lo sa chiunque ci conosca. Già solo perché il suo nome compare su tutte le cartoline che spediamo.
I bambini hanno dovuto imparare fin da piccoli che il cane è sì buono, ma che non gli si possono infilare le dita negli occhi né tirargli la coda. Che ha bisogno di tranquillità quando si arrotola nel suo lettino. E che deve uscire anche in caso di tempesta e nevischio.
I bambini amano il cane e adorano guardarlo mentre mangia. Ogni giorno lo osservano come se fosse la prima volta, mentre in pochi secondi ripulisce il suo piatto di verdure e carne cotte al vapore. Perché sì, noi cuciniamo per il nostro cane: a lui diamo solo il meglio. Di tanto in tanto, i bambini gli portano tutti i suoi giocattoli, e a volte lui ci gioca davvero motivato. Proprio come un giovane cane, che però ormai non è più.

Quando un raggio di sole entra dalla finestra, il nostro cane si sdraia proprio in quel punto di luce. Fuori, sull'erba, si stiracchia beatamente tra i fiori, emanando un po' di dolce vita. E con lui è ancora più bello avere un giardino. Perché così non mangerà i pomodori ancora acerbi dell'orto, per lui velenosi, e non scoprirà l'unico buco nella recinzione da cui svignarsela di nascosto.
Certo, la mia vita familiare sarebbe più semplice da organizzare senza un cane. Basti citare, a questo proposito, le limitazioni per le vacanze, possibili solo in parte. Oppure l'obbligo di farlo uscire ogni mattina, non importa quanto la tabella di marcia sia piena o se siamo tutti a letto con la febbre. Ma la mia vita sarebbe anche molto meno vivace. Molto prima che nascesse il mio primo «vero» bambino, con il mio cane ho passato tante notti in bianco sotto il cielo stellato finché non ha imparato a non sporcare in casa. Con lui ho già fatto innumerevoli passeggiate attraverso i paesaggi più belli. Quando siamo in mezzo alla natura e comunichiamo senza parole, con un legame invisibile che ci unisce, provo una sensazione di energia e calore.
A volte però mi ignora con grande maestria, soprattutto quando non gli dedico abbastanza attenzioni. E sì, anche questo è un punto: con il numero crescente di bambini e animali di cui essere responsabili, capita che qualche bisogno finisca per essere trascurato.
Avere un cane richiede molto impegno. Ma è anche vero che ci sono alcuni fatti innegabili a favore della vita con un cane. È dimostrato che muoversi ogni giorno fa bene, sia fisicamente che mentalmente. E quando in casa iniziano a salire le tensioni, basta un «porto fuori il cane». La terra sotto i piedi, l'aria fresca nei polmoni e il cane, sempre motivato, che fa strada: questo momento quotidiano per schiarirsi le idee mi fa incredibilmente bene. Con lui non mi chiedo se il giro attorno al campo abbia spazio nella routine familiare. Il cane deve uscire tre volte al giorno, punto.

Ho anche fatto incontri piacevoli durante le passeggiate con il cane. La maggior parte delle proprietarie e dei proprietari di cani si saluta con un sorriso complice: fanno tutti parte di una comunità. Ma la community cinofila può anche essere impegnativa: sono già stata pesantemente insultata quando ho chiesto di richiamare un cane due volte più grande del mio, che gli si era attaccato al collo mordendolo.
La mia amica di cui parlavo all'inizio mi diceva di temere che, un domani, potrebbe pentirsi di aver sempre sognato di avere un cane. E allo stesso tempo di provare un forte timore per l'enorme responsabilità che un cane comporta a lungo termine. Se si scrivesse una lista di pro e contro, probabilmente i due piatti della bilancia si equivarrebbero (vedi sotto). In definitiva, la scelta di prendere un cane è una questione estremamente personale. Capisco chi decide di non farlo (come ad esempio il collega Martin). Nel dubbio, probabilmente sarebbe meglio lasciar perdere, specie quando si legge di quanti animali in Svizzera finiscono nei rifugi.
Io ho preso il mio cane quando ancora non avevo figli. Averlo ha sicuramente limitato le mie scelte in fatto di casa, lavoro e mete di viaggio. Ma mi ha anche aperto nuovi mondi: nuovi contatti sociali, continui momenti di respiro, vicinanza, gioia e stabilità. Ho avuto il mio cane accanto a me quando sono diventata madre, quando la vita ha preso una piega diversa da come l'avevo immaginata, quando ho cambiato casa. È il mio fedele compagno a quattro zampe. Ed è diventato il miglior cane di famiglia del mondo, su questo i bambini hanno ragione. Buono, paziente e di buon umore. Anche se la vita con il cane a volte mi ha portata al limite della disperazione, vorrei tenerlo con me per sempre. Molto più a lungo di quanto sarà possibile.

E tu come rispondi alla domanda se prendere un cane o meno, e perché? Condividi la tua opinione con la Community lasciando un commento.
In realtà sono una giornalista, ma negli ultimi anni ho lavorato sempre di più come costruttrice di castelli di sabbia, addestratrice del cane di famiglia ed esperta di scavatrici. Il mio cuore si scioglie quando i miei figli ridono a crepapelle e si addormentano beatamente l'uno accanto all'altro la sera. Grazie a loro, trovo ogni giorno l'ispirazione per scrivere – e ora conosco anche la differenza tra una pala meccanica, un'asfaltatrice e un bulldozer.
Questa è un'opinione soggettiva della redazione. Non riflette necessariamente quella dell'azienda.
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