
Retroscena
Bambini, andate a dormire! Perché ogni minuto conta
di Michael Restin

I sogni possono influenzare la percezione di un sonno riposante. I risultati mettono in discussione l'idea che la sensazione di sonno profondo sia dovuta esclusivamente a un'attività cerebrale lenta.
La chiave di un sonno ristoratore non sta solo nella sua durata, ma anche nell'impressione soggettiva di aver dormito profondamente. Un team della Scuola IMT di Lucca, in Italia, ha studiato il ruolo dei sogni in questo senso. Hanno scoperto che più i sogni sono vividi, più il sonno sembra profondo a posteriori, come riportano gli esperti in «PLOS Biology».
Per l'esperimento, Adriana Michalak e i suoi colleghi hanno invitato 44 adulti sani nel laboratorio del sonno per quattro volte ciascuno e hanno registrato le loro onde cerebrali con l'EEG. Il team ha svegliato i partecipanti più volte durante la notte e ha chiesto loro le esperienze vissute immediatamente prima del risveglio, nonché la profondità del sonno e la sonnolenza percepita. Non li hanno svegliati a caso, ma sempre durante la cosiddetta fase 2 del sonno non-REM (N2). Con circa il 50 percento del tempo totale di sonno, questo sonno leggero stabile rappresenta la parte più consistente del ciclo del sonno.
Più il sogno è vivido, più il sonno è profondo.
Anche se i sogni si verificano principalmente nel sonno REM, si verificano anche nel sonno N2 (e nel sonno profondo) e sono associati a onde cerebrali più veloci, simili a quelle sperimentate durante la veglia. Normalmente, l'attività cerebrale lenta è associata alla sensazione di sonno profondo. Questo è stato dimostrato anche da questo studio. Ciò che gli esperti hanno riscontrato, tuttavia, è stato sorprendente: Coloro che ricordavano sogni vividi e intensi dopo il risveglio sentivano che il loro sonno era particolarmente profondo. Al contrario, le sequenze di sogni piuttosto vaghe erano associate all'impressione di un sonno molto leggero. «La qualità dell'esperienza, in particolare la sua vividezza, sembra essere decisiva», spiega il responsabile dello studio Giulio Bernardi in un comunicato stampa. «Più il sogno è coinvolgente, più il sonno risulta profondo.»
I risultati mettono in discussione l'idea comunemente diffusa che la sensazione di sonno profondo sia dovuta esclusivamente a una lenta attività cerebrale. Invece, i sogni intensi sembrano contribuire a mantenere l'esperienza soggettiva di un sonno profondo e ristoratore, anche quando la pressione del sonno diminuisce durante la notte. Potrebbero anche spiegare perché alcune persone sentono di dormire male anche se i consueti parametri oggettivi del sonno appaiono normali.
Tuttavia, gli autori sottolineano che i ripetuti risvegli possono aver influenzato il contenuto dei sogni e la profondità percepita del sonno, rendendo difficile il confronto con le notti normali. Inoltre, poiché non esistono ancora possibilità tecniche per leggere direttamente i sogni, è difficile ricavare relazioni causali.
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Articolo originale su Spektrum
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