Patrick Bardelli
Opinione

Piccola ode alla bici

Patrick Bardelli
12.5.2026
Traduzione: Alessandra Ruggieri De Micheli

La bici è un capolavoro di ingegneria. Ma è soprattutto una questione di cuore. Ecco come la mia iniziale indifferenza si è trasformata in una vera e propria relazione.

Viviamo tutti nei nostri mondi. Ma non intendo dirlo come dichiarazione sociopolitica del tipo: «Le bolle dei social media e i loro algoritmi stanno allontanando sempre di più le persone e polarizzando la società». No, qui si parla di biciclette. O meglio: del rapporto con la propria bici.

Conosco poche persone che praticano seriamente più discipline sportive contemporaneamente. Di solito funziona così: il calciatore gioca a calcio, la pallamanista gioca a pallamano e il ciclista, beh, va in bici. Ognuno si muove con sicurezza nel proprio piccolo mondo. E forse anch'io non facevo eccezione.

Dall'indifferenza alla relazione

Quando mi definivo ancora un corridore e mi allacciavo le scarpe da corsa tra le tre e le cinque volte a settimana, il mio rapporto con la bici era semplicemente inesistente. Un telaio, due ruote e un po' di meccanica avvitata qui e là. Tutto qui: era questo il mio atteggiamento nei confronti delle due ruote. Il rapporto quasi feticistico che alcune cicliste e alcuni ciclisti avevano con il proprio mezzo mi sembrava strano. Tempi passati.

E invece, qualche settimana fa mi sono ritrovato nella piccola ma eccellente manifattura svizzera di bici Transalpes a Baar, ad aspettare, emozionato, la mia nuova all-mountain bike, configurata su misura qualche settimana prima secondo i miei desideri. Per saperne di più, leggi questo articolo:

  • Retroscena

    Ogni bici è un pezzo unico: Transalpes costruisce MTB esclusive da quasi 25 anni

    di Patrick Bardelli

All'improvviso ho dovuto lottare con le emozioni. «Per una bici?», mi sono chiesto. «Sul serio?».

Mario di Transalpes mi stava spiegando nel dettaglio il funzionamento delle sospensioni Fox Factory quando ho sentito le lacrime agli occhi. «È ridicolo», mi sono detto. E poi: «Ricordi? Un telaio, due ruote e un po' di meccanica». Macché!

Mario di Transalpes mentre regola le sospensioni Fox Factory sulla C2.
Mario di Transalpes mentre regola le sospensioni Fox Factory sulla C2.

«La bici» non esiste

Ho iniziato ad andare in bici circa cinque anni fa, quando sono stato costretto a smettere di correre. Mi viene quasi da ridere mentre lo scrivo. Perché «la bici» in realtà non esiste: ci sono bici da corsa, mountain bike, gravel bike, city bike, dirt bike, bici per bambini e bici cargo. A queste si aggiungono tutte le varianti elettriche possibili.

E poi «la bici» stessa è composta da componenti altamente complessi, piccoli capolavori di tecnologia: telaio, ruote, trasmissione e freni, sospensioni, motore e batteria, sella e reggisella, manubrio e così via. Dietro tutto questo ci sono circa 200 anni di sviluppo e ingegneria artigianale.

Naturalmente l'ingegneria gioca un ruolo fondamentale quando si tratta di spostarsi da A a B nel modo più veloce, efficiente e sicuro possibile. Che si tratti di una mountain bike con trasmissione XTR Di2 di Shimano, di una e-bike con l'ultima versione della Drive Unit di Bosch o di una gravel bike con pneumatici tubeless e Tire Noodle.

Quando ci penso, ho la sensazione di aver appena iniziato il mio viaggio nella tana del bianconiglio dell'ingegneria ciclistica e di averne appena scalfito la superficie. A proposito: qui puoi configurare la tua bici dei sogni di Transalpes, al grammo e al franco.

«La bici»: un capolavoro di ingegneria. La mia C2 di Transalpes pesa solo 13,54 chili.
«La bici»: un capolavoro di ingegneria. La mia C2 di Transalpes pesa solo 13,54 chili.

Questa cosa mi cambia

Ma a parte questo lato tecnico, «la bici» racchiude un lato molto emotivo. Mi permette di vivere esperienze uniche. Quindi non si tratta solo di qualche chilo di carbonio e alluminio distribuito tra telaio, ruote e un po' di meccanica. La mia bici è una compagna di avventure. A volte mi porta anche al limite, sia fisicamente che mentalmente.

E all'improvviso capisco quel legame emotivo che un tempo schernivo con ignoranza. Ecco che mi tornano le lacrime agli occhi. Meglio fermarmi qui. Auguro a tutte e tutti voi una buona pedalata.

La mountain bike nel suo habitat naturale.
La mountain bike nel suo habitat naturale.
Immagine di copertina: Patrick Bardelli

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Da giornalista radiofonico a tester di prodotti e storyteller. Da corridore appassionato a novellino di gravel bike e cultore del fitness con bilancieri e manubri. Chissà dove mi porterà il prossimo viaggio.


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