La droga del telelavoro
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La droga del telelavoro

Natalie Hemengül
Zurigo, il 04.05.2021
Nella scena del telelavoro girano sostanze pericolose. Anche i minorenni ne sono toccati. Le autorità sono allarmate.

Il lavoro monotono tra le quattro mura domestiche mette a dura prova la psiche umana e sempre più persone cercano di tirarsi su. Attualmente, nella scena del telelavoro, molti si abbandonano a una sostanza specifica: la cancelleria, in gergo definita «stat», dall’inglese «stationery». È un campo pericoloso perché si estende su vari fronti: dagli evidenziatori in tonalità pastello alle gomme a forma di fiore, dai post-it a pois alle penne stilografiche tutte agghindate, dalla carta da lettere decorata alle graffette a forma di fenicottero, senza dimenticare i sigilli in ceralacca scintillante. Una vera e propria dipendenza dalle mille sfaccettature. Ma l'effetto è sempre lo stesso: chi ne fa uso, ne vuole sempre di più. Più colori, più scelta e più forme. Sui social media, sotto l'hashtag #stationery, chi soffre di questa dipendenza condivide apertamente le proprie esperienze con questa droga della felicità.

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Sempre più persone ne sono toccate

Gli esperti ammoniscono: l'effetto è di breve durata. Inizialmente, lavorando da casa si ha l’impressione che il lavoro vada a gonfie vele. Ma a lungo termine le conseguenze sono devastanti. La concentrazione cala e guardando oggetti d'ufficio tradizionali e noiosi, come la matita rossa Caran D'Ache, le penne a sfera blu o i quaderni a righe spogli, si avverte un senso di depressione. Inoltre, le persone toccate da questo disagio dicono di passare ore a stilare liste di cose da fare, ma non riescono a portare a termine neanche un compito. Manca il tempo, come spiega Marie-Sofie*: «Perché si perde tempo a cercare i giusti washi tape per decorare le liste». La 26enne è lei stessa dipendente dalla mania degli articoli da cancelleria, ma non ci trova nulla di male: «Dopotutto, non è una cosa che faccio in strada, ma tra le mie quattro mura domestiche».

*Nome modificato dalla redazione

Marie-Sofie entra in contatto per la prima volta con lo «stat» all’età di 17 anni: «Cercavo degli evidenziatori per catalogare il mio codice delle obbligazioni per un esame. La scelta era vasta. Anzi vastissima. Più colori usavo, più sentivo quell’effetto sprigionato dagli ormoni della felicità. Finii per spendere tutti i miei soldi. Inizialmente ero fissata solo con gli evidenziatori, ma poi mi sono data a cose più hard», ricorda. I suoi genitori non ne volevano sentire parlare. Di questi tempi, grazie al lockdown, lo «stat» si è affermato nel mercato dei consumatori. «Da quando l'home office è all'ordine del giorno, sono ricaduta sui miei vecchi schemi comportamentali».

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Sia i genitori che i datori di lavoro si vedono preoccupati e puntano il dito contro i rivenditori online, accusando le autorità di uno scandaloso fallimento normativo. Il problema della cancelleria è che è disponibile dappertutto. Le cartolerie e i negozi online vendono la merce alla luce del sole e in modo del tutto legale – anche agli scolari più giovani. Le autorità affermano di avere le mani legate e pertanto si affidano a una strategia di digitalizzazione preventiva. Le persone toccate non dovrebbero dipendere fisicamente da questi espedienti per svolgere il loro lavoro. Ma le cifre di un insignificante studio accelerato basato sulle sensazioni dimostrano che le misure intraprese non funzionano. Anzi: la scena sta degenerando in una controtendenza dell'era digitale. La protesta della scena del telelavoro si fa sempre più forte. Le persone toccate chiedono una maggiore comprensione e accettazione del loro vizio.

Non esiste ancora un punto d’appoggio in cui andare per le ricadute come nel caso di Marie-Sofie. Tuttavia, dovrebbe essere solo una questione di tempo prima che vengano offerti programmi di disintossicazione e forme di terapia specializzata.

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Natalie Hemengül
Natalie Hemengül

Editor, Zurigo

Sono una fanatica estrema di Disney e il mio mondo è tutto rosa e fiori. Venero le serie tv anni '90 e sono devota alle mie sirenette. Se non sto danzando sotto una pioggia di glitter, mi trovi a un pijama party o a incipriarmi il naso. P.s.: con la giusta tecnica puoi conquistarmi.

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