Garmin, Fitbit e compagnia bella: quanto è smart il tuo smartwatch? Un esperto ci spiega tutto in un’intervista

Patrick Bardelli
Zurigo, il 15.06.2022

Gli wearable sono dispositivi tecnologici a portata di polso che fanno ormai parte della nostra vita quotidiana. Questi orologi o braccialetti smart contano i nostri passi, misurano il contenuto di ossigeno nel nostro sangue e generano addirittura un ECG diagnostico. Ma quanto precise sono queste misurazioni? Che fine fanno i dati? E in futuro tutti noi indosseremo un dispositivo del genere al polso?

Wearable è il termine ombrello per indicare i dispositivi elettronici indossabili al polso o in generale sul corpo. Questi dispositivi sono molto in voga e sembra lo saranno sempre di più in futuro. Secondo una prognosi del settembre 2020, entro il 2024 nel mondo si useranno circa 630 milioni di smartwatch e braccialetti fitness. La tendenza è in crescita.

Previsioni di vendita degli wearable fino al 2024. Secondo la fonte, nel 2024 si venderà un totale di circa 632 milioni di wearable (compresi gli auricolari).
Previsioni di vendita degli wearable fino al 2024. Secondo la fonte, nel 2024 si venderà un totale di circa 632 milioni di wearable (compresi gli auricolari).

Fonte

Oggetto di ricerca: wearable

Silvio Lorenzetti, dell'Ufficio federale dello sport, studia i dispositivi tecnologici indossabili a livello scientifico. Il fisico e matematico dirige il dipartimento di sport agonistici dell'Istituto federale dello sport di Macolin e attualmente è responsabile anche di un progetto del Fondo Nazionale. L'obiettivo è quello di sviluppare un'app in grado di determinare il volume di allenamento durante l'allenamento di forza e, in ultima analisi, di prevedere l'adattamento dell'organismo a questi carichi.

Dottor Silvio Lorenzetti.
Dottor Silvio Lorenzetti.

Silvio Lorenzetti, noto che tutti questi wearable, indipendentemente dal marchio, puntano soprattutto sugli sport di resistenza, in particolare la corsa. Perché?
Dott. Silvio Lorenzetti: È un’ottima domanda ed è assolutamente legittima. La corsa è facilmente misurabile tramite GPS e accelerometri, che forniscono dati come la distanza percorsa, il numero di passi, la velocità e anche i metri di altitudine percorsi. In tal modo, è relativamente facile tracciare e descrivere le prestazioni atletiche. Questo è certamente il motivo principale per cui ci si concentra tanto sulla corsa, oltre al fatto che molte persone si dedicano a questo sport.

Con l'avanzare dell'età, l'attenzione tendenzialmente si sposta dagli sport di resistenza all'allenamento di forza. I produttori non dovrebbero tenerne conto e di conseguenza adattare il loro dispositivi tecnologici a questa esigenza?
La tua affermazione è corretta solo in parte. In generale, si consiglia a tutte le persone oltre i diciott’anni di svolgere un allenamento di forza almeno due volte alla settimana. Oltre all'allenamento cardio. Tra l'altro, questa è una raccomandazione dell'OMS.

Appunto! Ma a mio parere, i produttori di wearable – Garmin, Polar, Coros, ecc. – ignorano questo fatto.
Sì, sono d'accordo con te. Nel settore della pesistica, infatti, l'industria non si posiziona egregiamente dal punto di vista scientifico. Eppure, alcuni anni fa esistevano delle aziende specializzate nell'allenamento con i pesi. Ad esempio Push, che aveva sviluppato uno wearable ideale per l'allenamento di forza. Tuttavia, negli ultimi anni questo settore è cambiato.

In che modo?
Chi mira ad alte prestazioni, di solito pratica un allenamento di forza basato sulla velocità. Inoltre, questo sport solitamente viene praticato al chiuso, dove esistono modi relativamente semplici per registrare dati precisi, ad esempio mediante un sensore a filo. Quindi, da un lato un dispositivo con GPS è un ottimo strumento da usare all’aperto, ad esempio per correre, e dall'altro al chiuso si possono usare altri strumenti di misurazione per l'allenamento di forza. Inoltre, i sensori normalmente integrati negli orologi non forniscono dati conclusivi sull’allenamento di forza.

La lunga durata della batteria è un fattore che incrementa le vendite. Ma che dire della qualità dei dati misurati?
La lunga durata della batteria è un fattore che incrementa le vendite. Ma che dire della qualità dei dati misurati?

Qualità dei dati: da prendere con le pinze soprattutto i valori relativi al consumo di calorie

La qualità dei dati è un argomento discutibile degli wearable. In generale, quanto precise sono le misurazioni?
Tutto dipende dai dati che si stanno esaminando. Di regola, gli wearable sono dotati di sensori di accelerazione, velocità angolare e talvolta di GPS. Le funzionalità dei primi due sensori sono limitate quando si tratta di determinare con precisione la posizione dell'orologio o la distanza percorsa. I valori di accelerazione reali, invece, sono molto precisi.

Potresti spiegarti meglio?
In generale, si può dire che i sensori in sé misurano con precisione, ma il problema sta nell'interpretazione dei dati. La qualità delle informazioni migliora fondendo i risultati dei singoli sensori.

Ho trascorso le scorse vacanze estive in Engadina. Il mio Coros Vertix 2 è dotato di altimetro, ma le sue misurazioni raramente corrispondevano all'altitudine reale.
L'altimetro è fortemente influenzato dalle condizioni atmosferiche ed è necessario calibrarlo regolarmente per ottenere dati affidabili. Se lo calibri a valle e il tempo non cambia radicalmente durante il tragitto in montagna, l'altimetro dovrebbe funzionare piuttosto bene.

Il mio orologio mi dice anche quante calorie consumo ogni giorno. Quanto precisi sono questi dati?
In questo caso, è necessario innanzitutto determinare il tasso metabolico basale di una persona e quindi quante calorie vengono bruciate con l'esercizio fisico. Nel complesso, quindi, questi valori devono essere interpretati con grande cautela.

L'Apple Watch genera anche un elettrocardiogramma diagnostico (ECG). Quanto è affidabile dal tuo punto di vista?
L’ECG dell'Apple Watch è stato approvato dalla FDA, l’ente governativo della sanità dell’USA. Suppongo quindi che i valori siano sufficientemente corretti. Fondamentalmente, dobbiamo porci sempre la stessa domanda: a cosa servono questi valori e come vengono interpretati?

Praticando sport a livello amatoriale, ho davvero bisogno di uno strumento così tecnologico?
Praticando sport a livello amatoriale, ho davvero bisogno di uno strumento così tecnologico?

Chi di noi ha realmente bisogno di questa marea di dati?

Come consumatore medio, mi sento spesso sopraffatto dalla marea di dati e dalla loro corretta interpretazione. Quanto importanti sono questi dati per un’atleta di punta, per la sua allenatrice o un ricercatore come te?
Consideriamo innanzitutto la prospettiva scientifica. In passato, la scienza dello sport si limitava a esaminare test di prestazione in laboratorio. I valori così determinati erano molto precisi e legittimi. Tuttavia, questi dati dipendevano da molti fattori, come la condizione giornaliera di atlete e atleti. La loro variabilità era superiore rispetto a quella degli strumenti di misura.

E oggi?
C'è stata una democratizzazione degli strumenti di misura, per così dire. Gli wearable oggi sono disponibili a un prezzo relativamente basso, di conseguenza i dati raccolti sono facilmente disponibili e possono essere analizzati. Gran parte delle atlete e degli atleti sfrutta le opportunità offerte da questa tecnologia. Il nostro compito nella scienza è ora quello di valutare la qualità dei dati. Definire quali valori sono esatti e quali devono essere interpretati con cautela. E riconciliare questi valori con gli esami di laboratorio, che ovviamente continuano a essere eseguiti. La combinazione dei valori di laboratorio e dei dati provenienti dagli wearable fornisce una buona panoramica delle condizioni dell’atleta.

Quali vantaggi offre questa marea di dati a chi allena?
In effetti, non è facile confrontarsi con questo flusso di informazioni. È importante tenere sempre presente la qualità dei dati. Non ha senso esaminare un valore che è cambiato perché misurato in modo impreciso. L’allenatrice o l’allenatore deve innanzitutto capire quali parametri sono effettivamente rilevanti per l’atleta.

Parliamo di sicurezza dei dati. Anche questo è un argomento molto discusso.
È un dettaglio importante. E soprattutto, tutto noi dovremmo essere consapevoli dei dati divulgati quando utilizziamo uno wearable. L’atleta professionista dovrebbe considerare attentamente a chi fornisce i propri dati personali e a quale scopo. I dati dovrebbero essere sempre caricati sul cloud in forma anonima tramite uno user ID e non con il nome vero. In caso contrario, naturalmente, come accade in genere su Internet, c'è sempre il pericolo di un furto o appropriazione indebita dei dati.

Che rischi corre oggi un’atleta in termini di privacy, grazie o a causa degli wearable?
Stai affrontando una questione enorme e ampliamente discussa all’interno della nostra società. Ad esempio, quali dati definiscono il valore di un’atleta? Pensiamo, ad esempio, ai dati sanitari di una calciatrice: il club interessato all’acquisto di questa giocatrice potrebbe voler sapere se ha mai rotto un legamento crociato. Anche le federazioni sportive si interessano della salute dei propri atleti. L'importanza degli accordi sull'utilizzo dei dati tra le singole parti aumenterà fortemente in futuro.

E qual è il futuro dell'elettronica indossabile? Oggi si parla di smartwatch, braccialetti fitness, cinture per la frequenza cardiaca e auricolari. Quando arriverà la gallina tuttofare dalle uova d’oro?
Penso che siamo solo all'inizio dello sviluppo e che ci sia ancora molta strada da fare. Gli wearable sono una tecnologia ancora piuttosto giovane che si svilupperà rapidamente nei prossimi anni. Oggi esistono già aziende che producono, ad esempio, cerotti che analizzano la composizione del sudore o misurano la temperatura superficiale della pelle. Tuttavia, dubito che ci sarà mai un dispositivo in grado di fare tutto. Penso che in futuro avremo a disposizione diversi sensori da indossare in diversi punti del corpo per attività diverse. Ma credo anche che questi sensori del futuro lavoreranno interagendo tra loro. È proprio questa interazione che manca oggi: la capacità di sincronizzare sistemi diversi, di marchi diversi, e di fondere tra loro i dati raccolti.

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