Coronavirus: paura, contagio, protezione e media
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Coronavirus: paura, contagio, protezione e media

Dominik Bärlocher
Zurigo, il 30.01.2020
Responsabile di traduzione/revisione: Nerea Buttacavoli
Sta girando il coronavirus. Il rischio statistico di contagio in Svizzera e nel mondo è pressoché trascurabile. Ciononostante, l'OMS è in stato di emergenza e i media stanno strumentalizzando la questione. Uno sguardo critico su una sensazione.

Sta girando il coronavirus. Ci sono persone che muoiono. Il mondo è in subbuglio. Negli scaffali di negozi e rivenditori specializzati si fa piazza pulita di maschere protettive e disinfettanti. Gli svizzeri hanno impresso nelle loro menti immagini di situazioni apocalittiche. Hanno paura di essere infettati dal coronavirus e, nella peggiore delle ipotesi, di morirne.

Sia l'Organizzazione Mondiale della Sanità OMS che i media parlano di un'epidemia. Eppure, fino al 30 gennaio 2020, l'OMS si è astenuta dal dichiarare una «Public Health Emergency of International Concern» (PHEIC), cioè un'emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale. In breve: un'emergenza sanitaria globale. Il concetto della PHEIC è stato sviluppato dopo la crisi della SARS del 2002 e del 2003 e definisce una condizione in cui una malattia infettiva non è solo un problema di un individuo o di un singolo Stato nazionale, ma è qualcosa di cui la comunità internazionale deve occuparsi immediatamente. Dal 2009 sono state dichiarate cinque PHEIC: due volte per l'Ebola (2014 e 2019/2020), una volta rispettivamente per l'influenza suina (2009), la poliomielite (2014) e il virus Zika (2016).

Se il coronavirus verrà dichiarato PHEIC o meno, è attualmente oggetto di discussione nelle riunioni d'emergenza dell'OMS.

Nei suoi documenti pubblici, l'OMS è attenta a non diffondere il panico, è prudente ma ottimista. I media – sia in Svizzera che a livello internazionale – riportano notizie che fanno pensare a condizioni apocalittiche. La Cina è un paese sull'orlo dell'abisso, la Svizzera lo seguirà. Cercano di spaventarci o c’è qualcosa di vero? Diamo uno sguardo ai fatti.

Coronavirus: contagio e quadro clinico

Il coronavirus in circolazione in questi giorni viene identificato con il nome Novel Coronavirus o 2019-nCoV. Il concetto stesso di «coronavirus» descrive una famiglia di virus che comprende la Sindrome respiratoria del Medio Oriente- (MERS-CoV) e la Sindrome respiratoria acuta grave-Virus (SARS-CoV). L'epidemia del nuovo coronavirus 2019-nCoV non era stata ancora rilevata negli esseri umani fino a quando i funzionari cinesi non hanno segnalato un focolaio il 31 dicembre 2019. Da allora, in tutto il mondo sono stati segnalati 6065 casi di contagio da 2019-nCoV, di cui 5997 in Cina.

Lo zibetto trasmette la SARS-CoV
Lo zibetto trasmette la SARS-CoV

I Coronavirus sono zoonotici; vengono ossia trasmessi dagli animali all'uomo. La ricerca ha dimostrato che la SARS-CoV è stata trasmessa dagli zibetti agli esseri umani. Il virus MERS-CoV può essere trasmesso dai dromedari agli esseri umani. Esistono ulteriori coronavirus che infettano gli animali ma che non sono ancora stati trasmessi all'uomo.

I sintomi del contagio da coronavirus sono:

  • febbre
  • tosse
  • difficoltà respiratoria
  • disturbi respiratori

Nei casi più gravi, il contagio da coronavirus può portare a polmonite, Sindrome respiratoria acuta grave (SARS), insufficienza renale o addirittura alla morte.

I contagiati e la diffusione del virus

Al 29 gennaio 2020, l'OMS è a conoscenza di 6065 contagi confermati da coronavirus in tutto il mondo. Di questi, 5997 casi sono in Cina, 68 nel resto del mondo. Secondo l'analisi dei dati raccolti dalla John Hopkins University, in Germania sono quattro le persone contagiate dal virus, cinque in Francia e una in Finlandia.

Tutti i decessi associati al coronavirus sono registrati in Cina. Secondo l'OMS, finora sono morte 132 persone. Nel contesto dei contagi, ciò significa che il 2,1 per cento delle persone infette è morto a causa della malattia.

Per tenere la situazione sotto controllo, l'OMS registra non solo le persone contagiate e i morti, ma anche i casi sospetti. Al 29 gennaio, l'OMS aveva segnalato 9239 casi sospetti in Cina. Ciò significa: il 60,1 per cento delle persone sospettate di essere infette dal virus si è rivelato essere contagiato.

Il tasso di mortalità in questo contesto è dello 0,9 per cento. In una conferenza stampa dell'OMS, il giornalista Li Zengxin della rivista di economia Caixin Media ha chiesto informazioni sulle caratteristiche dei morti. Le persone decedute a causa del coronavirus presentano caratteristiche comuni?

La risposta proviene da Maria van Kerkhove, a capo della Outbreak Investigation Task Force e consulente dell'OMS:

“ Sulla base delle informazioni di cui disponiamo, alcuni individui condividono alcune caratteristiche. Molti di loro presentavano altri problemi di salute ed erano in età avanzata. Sulla base dell'esperienza con altri agenti patogeni respiratori, l'età avanzata e altri problemi medici sono noti fattori di rischio per lo sviluppo di malattie gravi e la morte. ”
Maria van Kerkhove, Conferenza stampa OMS, 22 gennaio 2020

Secondo l'OMS, le persone in buona salute hanno un'elevata probabilità di sopravvivere indenni al virus.

Proteggersi dal virus

Ma: l'OMS afferma che il tasso di contagio è «elevato» in tutto il mondo, in Cina addirittura «molto elevato». Pertanto, la protezione dal virus è opportuna se si è anziani e/o soggetti a malattie o se si ha a che fare regolarmente con persone cagionevoli di salute.

L'OMS ha pubblicato una guida su questo argomento, in cui vengono comunicate le migliori pratiche da seguire. Queste dovrebbero mantenere il rischio di contagio il più basso possibile.

  • Lava spesso le mani con detergenti a base di alcool o sapone e acqua.
  • Se devi starnutire, devi farlo nel gomito o su un fazzoletto, del quale ti libererai subito dopo, e lavarti subito le mani.
  • Evita il contatto con persone che hanno la febbre e la tosse.
  • Se hai la febbre, tosse e difficoltà respiratorie, recati prima del solito dal medico e raccontagli l'anamnesi del tuo viaggio e della tua malattia.
  • Se visiti i mercati aperti in aree dove sono noti casi di coronavirus, evita il contatto con animali vivi e superfici che sono venute a contatto con animali vivi.
  • Evita il consumo di carne cruda o poco cotta e di altri prodotti di origine animale.
  • Maneggia con cura la carne cruda, il latte o le frattaglie.
  • Evita la contaminazione della carne cruda con altri alimenti.

Da notare: questa guida non menziona le maschere protettive che vengono ampiamente utilizzate in Asia. Tuttavia, queste vengono affrontate nel documento intitolato «Advice on the use of masks the community, during home care and in health care settings in the context of the novel coronavirus (2019-nCoV) outbreak» – «Consigli sull'uso delle maschere nella società in condizioni di assistenza domiciliare e sanitaria nel contesto dell'epidemia del Novel Coronavirus (2019-nCoV)». In esso si consiglia alle persone del settore medico e sanitario di non fare affidamento solo sulla maschera.

“ La maschera medica è uno dei metodi di prevenzione destinati a prevenire la diffusione di alcune malattie respiratorie, tra cui il 2019-nCoV, nelle aree colpite. L'uso esclusivo di una maschera non è sufficiente a fornire un adeguato livello di protezione. Dovrebbero essere adottati altri provvedimenti opportuni. Se è necessario usare maschere, questo provvedimento deve essere combinato con l'igiene delle mani e con altre misure di prevenzione e controllo delle infezioni per prevenire la trasmissione da uomo a uomo. ”
Advice on the use of masks the community, during home care and in health care settings in the context of the novel coronavirus (2019-nCoV) outbreak, OMS, 29 gennaio 2020

Alfabetizzazione mediatica: la protezione dalla paura

Allora perché, nonostante questi fatti ottimistici, le vendite di maschere protettive per le vie respiratorie stanno esplodendo anche in questo paese? Risposta: riferendo in merito a un'epidemia, i giornali e le emittenti televisive non solo adempiono al loro dovere di informare, ma anche di intrattenere. Un'epidemia come questa è attraente – dal punto di vista dei media.

Al giorno d'oggi, il lettore più incline vive in un eccesso di media, ed è per questo che ogni canale di comunicazione deve competere per avere la sua attenzione. Anche noi di Galaxus non siamo da meno. Perché una delle regole per il semplice scribacchino stabilite da Tim Radford, l'ex editore del Guardian, afferma che «nessuno deve leggere le tue porcherie» – regola n. 6, per giunta. I pendolari della S5 al mattino non sono costretti a leggere nulla. Niente li indirizza verso Instagram più velocemente delle notizie noiose. «La noia» in questo contesto ha a che fare con il sensazionalismo, cioè l'avidità del superlativo da parte dei lettori. Per questo motivo i titoli sono spesso impostati in modo ambiguo ed esagerato.

Titoli quali «Nuovo virus responsabile di una malattia misteriosa», «Ecco quanto è pericoloso il coronavirus», «Qui le città della Cina vengono isolate» oppure «Huang (23) è sopravvissuto al coronavirus» suonano molto più attraenti di «La Svizzera è molto ben preparata contro il coronavirus» oppure «Il Triemlispital di Zurigo dà il segnale di cessato allarme». Mentre recensivo criticamente questi articoli, ho notato alcune cose.

  • L’URL relativo a «Nuovo virus responsabile di una malattia misteriosa» è https://www.20min.ch/wissen/gesundheit/story/Neues-Virus-ist-Schuld-an-Lungenkrankheit-13009101 (conoscere/salute/notizia/nuovo-virus-è-colpevole-di-malattia-polmonare). Il titolo originale dell'articolo parlava quindi di una «malattia polmonare», non di una «malattia misteriosa». Qualcuno ha affinato il titolo in modo che propenda più verso il sensazionalismo e il clickbait.
  • Nell’articolo «Huang (23) è sopravvissuto al coronavirus» viene documentato il primo caso mediatico conosciuto di un sopravvissuto, non il primo sopravvissuto in generale. Da solo, l'articolo suona come se tutti gli altri fossero morti a causa della malattia e che Huang fosse l'unico che ce l'ha fatta. John Hopkins parla di oltre 130 persone in via di guarigione, il numero di coloro che hanno vissuto l'infezione da nCoV del 2019 come una sorta di influenza è probabilmente molto più alto. Senza contare che la fonte della notizia sembra essere un video su un social network cinese.

C'è una storia tratta dal numero di oggi del giornale gratuito 20 Minuten che descrive al meglio il sensazionalismo. In un'intervista con la studentessa Fabienne Blaser dal titolo «La gente ha paura del mio ritorno» Fabienne racconta la sua vita a Wuhan, la «hot zone» del coronavirus. Nella città, più grande dell’intera Svizzera, vivono undici milioni di persone. Nel titolo di testa, 20 Minuten scrive: «Ci racconta come funziona l'approvvigionamento di cibo...». In poche parole: servizio di consegna a domicilio. «Rimango in casa e utilizzo i servizi di consegna a domicilio, che trasportano cibo con gli scooter elettrici», afferma Fabienne. Anche perché i negozi del campus sono chiusi. Il resto dell'intervista descrive una vita in una città in pausa che viene esasperata nel migliore dei modi dalle esagerazioni e dalle drammatiche semplificazioni dei giornalisti: Fabienne ne ha abbastanza e tornerà presto a casa.

Un buon esempio dell'esagerazione e della tendenza dei media per quanto riguarda le malattie infettive è fornito dal comico britannico Russell Howard, che ha confrontato le notizie sull'Ebola in Inghilterra e negli Stati Uniti.

Significa che non c'è pericolo? No. Ma scoppiare nel panico più totale per alcuni articoli sensazionalistici è presuntuoso.

Alfabetizzazione mediatica: il contesto è tutto

I dati parlano chiaro. Rispetto ad una normale influenza, il coronavirus è relativamente innocuo. L'OMS controlla l'influenza] continuamente). Nelle ultime settimane, l'OMS ha identificato 44 481 casi di influenza. Coronavirus: 6065.

Il numero di morti per influenza non è noto. Ma nel dicembre 2017, l'OMS ha stimato che ogni anno muoiano per l'influenza tra le 290 000 e le 650 000 persone. Ciò corrisponde a un numero di decessi compreso tra 5576 e 12 500 alla settimana o tra 715 e 1786 al giorno. Sono passati 31 giorni da quando il coronavirus è stato monitorato il 31 dicembre 2019. Con 132 morti di coronavirus, ciò significa 4,2 o 5 decessi al giorno.

Eppure, l'influenza non viene quasi più menzionata. 20 Minuten affronta l'epidemia di influenza in Svizzera una volta il 15 gennaio 2020 nell'articolo «L'ondata influenzale si abbatte sulla Svizzera». Il giornale fa riferimento a un rapporto dell'Ufficio federale della sanità pubblica, in cui sono state segnalate 215 «malattie simil-influenzali» ogni 100 000 persone in Svizzera. Per fare un confronto: a Wuhan vivono 11 081 000 persone. Di queste, 5997 persone sono state contagiate dal coronavirus. Questo numero equivale a un tasso di contagio di 55 persone arrotondato ogni 100 000 persone. In tutto il mondo, il coronavirus ha un tasso di infezione di 0,08 persone ogni 100&000 persone, sulla base di una popolazione mondiale di 7,7 miliardi di individui.

Il clamore sul coronavirus non è, almeno in Svizzera, molto più di una eccessiva rappresentazione dell'argomento nei media. In questo articolo ho usato 20 Minuten come esempio; questo non vuol dire che 20 Minuten sia l'unica pubblicazione che sfrutta l'argomento per incrementare il numero di lettori. Ovunque le storie vengono esagerate in modo tale da distorcere la realtà della malattia.

Dovresti comunque fare attenzione? Sì, perché la stagione influenzale è in corso e anche le misure di protezione contro il 2019-nCoV aiutano in ogni caso. Le possibilità che tu possa contrarre il coronavirus sono minime. La probabilità di gravi conseguenze o addirittura di decesso è infinitesimale. Almeno in Svizzera. Se hai l'influenza, resta a casa e guarisci. Se hai difficoltà respiratorie, è meglio che ti rivolgi ad un medico il prima possibile.

Non si prevedono condizioni apocalittiche.

Le immagini delle città in questo articolo sono di Instagram User pandasquirrel. Ha scattato le foto in Cina il 28 gennaio 2020.

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Dominik Bärlocher
Dominik Bärlocher
Senior Editor, Zurigo
Giornalista. Autore. Hacker. Sono un contastorie e mi piace scovare segreti, tabù, limiti e documentare il mondo, scrivendo nero su bianco. Non perché sappia farlo, ma perché non so fare altro.

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