Debora Pape
Opinione

«The Legend of Zelda» compie 40 anni: una dichiarazione d'amore e qualche rimpianto

Debora Pape
13.2.2026
Traduzione: Martina Russo

«Zelda» è stata una presenza continua nella mia vita fin da quando ero adolescente. La serie festeggia le 40 candeline e, mentre ripenso al tempo trascorso insieme, mi chiedo se nei nuovi giochi non si sia un po' persa la magia delle origini.

Era un giorno come tanti dell'estate 1994 quando, in modo del tutto inatteso, ho incontrato il grande amore della mia vita. Quel pomeriggio Patrick, l'amicone di mio fratello minore, è arrivato a casa mia con una grossa scatola sotto il braccio. Non è stato Patrick a segnarmi in modo indelebile, bensì quello che ci ha prestato quel giorno: il suo Super Nintendo (SNES) e un sacco di cartucce di giochi – una novità assoluta per me.

Da bimba mi piacevano moltissimo i videogiochi per PC e passavo molti pomeriggi a giocare a «Commander Keen» e «Civilization». Almeno fino a quel giorno, quando ho scoperto «The Legend of Zelda». Appena abbiamo provato «A Link to the Past», il terzo gioco della serie, per me è stato amore a prima vista. Che continua ancora oggi.

«A Link to the Past» avrà per sempre un posto speciale nel mio cuore.
«A Link to the Past» avrà per sempre un posto speciale nel mio cuore.
Fonte: Nintendo

Immedesimarmi nell'eroe Link, salvare principesse e combattere contro antichissime forze malvagie era un'esperienza completamente nuova per me. Davanti a me si apriva un mondo pieno di leggende, magia, creature fantastiche, luoghi incantati e tesori nascosti.

Poiché i miei genitori, con grande lungimiranza, ci permettevano solo un'ora di gioco al giorno, mi sembrava sempre di morire di sete. Di notte mettevo la sveglia per alzarmi di nascosto, quatta quatta e tutta sola nel salotto buio, e passare ancora un po' di tempo nel regno di Hyrule. Ne conseguì un netto peggioramento dei miei voti a scuola, ma ne valeva sicuramente la pena.

E quando Patrick si era ripreso sia lo SNES che «Zelda», con la paghetta di un intero mese mi ero comprata la guida ufficiale del gioco, così almeno potevo continuare a sfogliarlo e viverci dentro, almeno sulla carta, ed esplorare nuovi luoghi sulla mappa allegata.

Questa guida me la porterò nella tomba. Si è conservata incredibilmente bene per tutti questi anni.
Questa guida me la porterò nella tomba. Si è conservata incredibilmente bene per tutti questi anni.
Fonte: Debora Pape

Ma sono cose successe un sacco di tempo fa. Quella volta, la serie di giochi «Zelda» esisteva già da otto anni. E a febbraio 2026 ne compirà 40. Siamo cresciuti insieme. Nintendo ha aggiunto nuove popolazioni e nuove regioni al regno di Hyrule, ha sperimentato nuove idee e nel frattempo io ho studiato e mi sono formata. «The Legend of Zelda» mi ha tenuto compagnia per tutto questo tempo. Un paio di giochi della serie mi hanno segnato in modo particolare e vorrei parlartene.

«The Legend of Zelda» è la mia compagna di vita

Dopo l'avventura top-down «A Link to the Past», nel 1998 è uscito «Ocarina of Time», un capitolo dall'atmosfera più matura. Questo titolo è considerato una pietra miliare dei giochi d'azione e avventura in 3D e un passo importante verso i moderni design open world. Nei panni di Link adoravo esplorare ogni angolo di Hyrule, a piedi o in sella al mio cavallo Epona.

Link e Zelda in «Ocarina of Time»: purtroppo oggi il gioco risulta molto meno accattivante a livello visivo.
Link e Zelda in «Ocarina of Time»: purtroppo oggi il gioco risulta molto meno accattivante a livello visivo.
Fonte: Nintendo

«Ocarina of Time» combinava in un'unica mappa biomi e popoli diversi e, come al solito, integrava il tutto con enigmi, dungeon e una storia epica e lineare. Un'immersione che ancora oggi mi sembra favolosa e che è il risultato dell'integrazione perfetta di una storia di base, esplorazioni, enigmi ed elementi ricorrenti come i frammenti di cuore da collezionare. Ecco cosa rende speciale «The Legend of Zelda».

Anche successivamente Nintendo ha continuato a reinventare la serie con meccaniche di gioco originali e nuove idee, senza mai snaturarne lo spirito iniziale. Nel gioco «The Wind Waker» del 2003, dallo stile cartoonistico e dal look cel-shading molto discusso all'epoca, Hyrule è sommersa dalle acque del mare e io devo spostarmi da un'isola all'altra con una barca. Anche se avrei preferito una classica avventura a cavallo, «Wind Waker» mi è piaciuto moltissimo nonostante la – o forse proprio grazie alla? – grafica giocosa e colorata. A me sembrava una versione tridimensionale della grafica di «A Link to the Past».

«The Wind Waker», con i suoi viaggi per mare, è qualcosa di diverso, ma è comunque sempre «Zelda».
«The Wind Waker», con i suoi viaggi per mare, è qualcosa di diverso, ma è comunque sempre «Zelda».
Fonte: Nintendo

Nel 2006, Link, Zelda e Ganondorf, con mio grande sollievo, sono tornati in una classica avventura sulla terraferma. Con il cupo «Twilight Princess» e la sua grafica molto più realistica, Nintendo ha messo a segno un bel colpo. Quel mondo gigantesco e meraviglioso e la storia emozionante mi hanno tenuta agganciata per mesi. Grazie al controllo di movimento rivoluzionario della Wii, non avevo mai tirato con l'arco in modo così elegante prima di allora. Già solo il trailer mi fa venire la pelle d'oca. Purtroppo, Nintendo non ha ancora fatto uscire il gioco su Switch.

Mi manca la magia dei primi tempi

Non ho giocato a tutti i titoli di «Zelda», ma a tutti quelli usciti per le console TV sì. Per me è una tradizione comprarmi una nuova console Nintendo ogni volta che esce una nuova avventura di Link. Ed è stato così anche nel 2017, con «Breath of the Wild» per Switch. Il gioco è considerato un capolavoro dell'open world e permette una libertà quasi totale nell'esplorazione e nella sperimentazione. E anche se quella volta ho trascorso una montagna di ore a vagare per la mia amata Hyrule, mi sembrava che qualcosa fosse fuori posto.

In «Breath of the Wild», Link non ha più il vestito verde e ha molte più opportunità rispetto al passato.
In «Breath of the Wild», Link non ha più il vestito verde e ha molte più opportunità rispetto al passato.
Fonte: Debora Pape

Una delle caratteristiche principali dei vecchi «Zelda» era la progressione degli oggetti: raccogliendo armi e oggetti, sbloccavi delle aree prima inaccessibili del mondo di gioco. Senza un rampino il precipizio era troppo profondo, senza un cavallo la recinzione era troppo alta. Nonostante la vastità del mondo di gioco, in gran parte aperto, il gameplay era piuttosto lineare e legato a determinati progressi. E questo tipo di struttura permetteva a Nintendo di integrare bene la trama di fondo: appena si raggiungeva un traguardo, la storia progrediva.

In «Breath of the Wild» e ancora di più nel sequel «Tears of the Kingdom» del 2023, Nintendo si allontana da questa impostazione. Invece del vasto arsenale pieno di artefatti di vario tipo, ora ho pochi strumenti a disposizione per interagire con l'ambiente. Il che consente senz'altro una libertà senza limiti, ma secondo me toglie al mondo un po' della sua aura mistica.

Sì, vero, i trucchetti basati sulla fisica che entrambi i giochi offrono sono davvero divertenti: il video mostra alcuni di quelli che ho provato in «Breath of the Wild». Ma, appunto, non sono proprio «tipici di Zelda». Di certo non sono abbastanza creativa (e forse ho anche un'indole un po' troppo romantica) per costruire un carro armato con cannoni lanciafiamme partendo da rottami e colla magica.

Da amante delle antiche leggende e dei luoghi ricchi di storia, non riesco ad apprezzare granché gli aerei e le motociclette fai da te in Hyrule. Se un tempo il destino del mondo dipendeva da una storia drammatica, oggi devo capire come aggirare la forza di gravità nel modo più efficiente possibile. Una saga fantasy epica, come «Twilight Princess», o una storia intrisa di miti, come «A Link to the Past», suscitavano in me un timore reverenziale che purtroppo oggi, tra ingranaggi e batterie varie, spesso si perde.

Il passato è passato

Considerato il grande successo degli ultimi due titoli open world, non penso che Nintendo tornerà alla formula più lineare di «The Legend of Zelda». La serie è cresciuta e maturata nel tempo anche grazie ai video condivisibili sui social che mostrano costruzioni pazzesche.

Se Nintendo continuerà «The Legend of Zelda» su Switch 2, avrò di nuovo il batticuore. E naturalmente mi comprerò il gioco e sono sicura che mi piacerà anche. Ma dubito che mi susciterà mai le stesse intense emozioni che provo quando vedo volteggiare i triangoli della Triforza e la schermata iniziale di «A Link to the Past».

Immagine di copertina: Debora Pape

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Si sente a casa sia davanti al PC da gaming che sull'amaca in giardino. È affascinata dall'Impero Romano, dalle navi container e dai libri di fantascienza, tra le altre cose. Fiuta soprattutto le ultime notizie dal settore IT e smart gadget.


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