Michael Restin
Retroscena

Le riviste per adolescenti sono praticamente morte: saranno le riviste per bambini le prossime a sparire?

Michael Restin
8.9.2026
Traduzione: Sanela Dragulovic

Quando i bambini sfogliano delle riviste cartacee, i genitori ne sono particolarmente felici. È questo che tiene in vita il settore – almeno ancora per ora. Infatti, anno dopo anno, i giornali per bambini si trovano ad affrontare difficoltà sempre maggiori.

A volte ho l'impressione che l'ultimo numero della rivista «Spick» sia ormai solo carta straccia. Da giorni è lì, davanti alla camera dei bambini, e viene abilmente ignorato. Una cosa del genere, ai miei tempi, non sarebbe mai successa. Un nuovo numero? Per me era un giorno di festa! Avvincente, emozionante, atteso con trepidazione. Per quanto mi è dato sapere, quei tempi sono ormai finiti.

Per questo motivo mi ha sorpreso leggere di una «nuova rivista di tecnologia per bambini»: «Makey & Friends», un nuovo magazine tedesco che vuole avvicinare la fascia dai cinque ai dieci anni al mondo del fai-da-te e dell'inventiva. In copertina, un robot dall'aspetto maschile e uno dall'aspetto femminile si danno il cinque. A prima vista, non saprei dire se la rivista sia del 2026 o del 1996. E non è un caso: l'illustratrice Sandra Schörnig ha disegnato a mano il logo, i personaggi e i contenuti.

«Makey & Friends» deve piacere sia ai genitori sia ai bambini per avere una possibilità di successo.
«Makey & Friends» deve piacere sia ai genitori sia ai bambini per avere una possibilità di successo.
Fonte: Heise Medien GmbH

«Makey & Friends» propone il classico mix di fumetti, idee per lavoretti manuali, indovinelli e contenuti informativi, pensato per i bambini in età scolare. Naturalmente non può mancare nemmeno una figurina da collezione. «Il mercato delle riviste per bambini è redditizio e stabile; in questa fascia d'età i prodotti cartacei sono più richiesti di quelli digitali», spiega Daniel Rohlfing, ideatore della rivista, nel comunicato stampa. Un numero pilota servirà a capire se l'idea avrà successo. Dovrà conquistare non solo il cuore dei bambini, ma anche quello dei loro genitori.

I genitori continuano a garantire fatturato per anni

I giornalini non fanno più parte dei prodotti che i bambini acquistano con la propria paghetta. Basta dare un'occhiata ai prezzi: 10 franchi possono sparire in un attimo quando si decide di comprarne uno. «Makey & Friends», ad esempio, dovrebbe costare 6,99 euro in Germania, 7,70 euro in Austria e 12,90 franchi in Svizzera. Una cifra troppo alta per i bambini tra i cinque e i dieci anni, che già dagli anni 2010 spendono sempre meno della propria paghetta per le riviste.

In questo, però, genitori e nonni sono ancora molto generosi quando si tratta di carta stampata. Secondo il Kinder Medien Monitor, i genitori ritengono che i prodotti editoriali siano particolarmente chiari, istruttivi e adatti ai bambini.

La nonna regala l'abbonamento a «Spick» e il papà cede più facilmente quando, alla cassa, il bambino non chiede dolci, ma una rivista. Le cose probabilmente andranno avanti così ancora per qualche anno. Il settore sopravviverà finché gli adulti continueranno ad avere a cuore la lettura. Eppure, già oggi, si trovano spesso a comprare riviste che si rivelano soltanto degli specchietti per le allodole.

Più contorni che contenuti

Il motivo per cui i bambini vogliono una rivista è davvero la pagina delle curiosità o quella delle barzellette? Un'ipotesi poco plausibile, se guardo un espositore di giornali. Accanto alle riviste di gossip e a quelle di auto, quelle per bambini si fanno notare perché occupano così tanto spazio da entrare a fatica negli scaffali. Sono avvolte in un doppio imballaggio e traboccano di gadget e inserti. Una minifigura Lego, dei gioielli o delle figurine da collezione sono ormai gli unici incentivi su cui le case editrici possono puntare.

Un'immagine eloquente: le riviste scompaiono dietro i gadget.
Un'immagine eloquente: le riviste scompaiono dietro i gadget.
Fonte: Shutterstock/HelgaQ

I gadget sono sempre stati un elemento di richiamo, almeno dai tempi di «Yps». Ma all'epoca ogni pagina veniva letteralmente divorata: la rivista era un'opera a sé stante e faceva venire voglia di leggere. Oggi, invece, è diventata sempre più un pretesto per comprare un giocattolo. Non è certo una tendenza positiva, ma sembra inarrestabile. Chi non vive principalmente di abbonamenti e non propone un pacchetto completo e accattivante rischia di passare inosservato sugli scaffali. Dove, comunque, dominano i nomi già noti.

Le riviste completano un impero

Oggi solo «Topolino» è un marchio così importante da riscuotere un successo automatico tra i giovani lettori e le giovani lettrici. Ma fa anche parte di un impero da cui è impossibile sfuggire. I personaggi Disney sono ovunque: in televisione, online, sulle magliette o sulle tazze e, naturalmente, in bella vista sulle pagine dei fumetti.

Oltre ai grandi marchi, le altre riviste fanno fatica.
Oltre ai grandi marchi, le altre riviste fanno fatica.
Fonte: Shutterstock/VGV MEDIA

Lo stesso vale per Ninjago, Pokémon o Paw Patrol. Riviste di questo tipo sono soprattutto un ulteriore strumento per far conoscere il marchio ai bambini. Completano l'assortimento, ma ormai non sono quasi più al centro dell'attenzione.

La seconda strategia punta invece sulla fiducia dei genitori: le case editrici creano versioni per i più piccoli di marchi già affermati. Chi apprezza «Geo», per esempio, sceglierà «Geolino».

Immagine prodotto GEOlino Extra / GEOlino extra 72/2018 - Affen (Tedesco, Copertina rigida, Martin Verg)
Libro per bambini
CHF22.–

GEOlino Extra / GEOlino extra 72/2018 - Affen

Tedesco, Copertina rigida, Martin Verg

Nuove riviste come «Makey & Friends» si ritagliano una nicchia di mercato e sperano di avere successo. È così che riescono a vendere ancora un numero considerevole di copie. Tuttavia, i testi che genitori e insegnanti mettono volutamente in bella mostra o che offrono ai bambini con un sorriso incoraggiante perdono molto rapidamente il loro fascino.

Il «calo dell'interesse per la lettura» si manifesta spesso all'età di circa dieci anni. Sono soprattutto i ragazzi ad allontanarsi in massa dalla carta stampata. Secondo il Kinder Medien Monitor 2025, fatta eccezione per le storiche riviste «Mädchen» e «Popcorn» (l'equivalente di «Cioè» o «Top Girl»), nessun altro periodico rivolto a questa fascia d'età raggiunge ormai una diffusione significativa. E persino queste due testate hanno perso circa il 90 percento della loro tiratura negli ultimi decenni.

Mancano modelli di riferimento

Si può criticare questa evoluzione, ma bisogna anche avere il coraggio di guardarsi allo specchio. In molte famiglie, giornali, riviste e libri non fanno più parte della quotidianità. La maggior parte dei bambini vede spesso i propri genitori davanti a uno schermo, ma raramente con un libro in mano. E quando si legge su uno schermo, può trattarsi davvero di qualsiasi cosa.

Anche tra gli adulti il tempo dedicato quotidianamente alla lettura dei media cartacei è in calo, mentre dal 2011 il tempo trascorso online è più che triplicato. Quale bambino avrebbe mai voglia, dopo i libri di scuola, di sentirsi dire che dovrebbe prendere in mano anche una rivista? Se la lettura viene vissuta come un obbligo, alla lunga non può funzionare.

Al più tardi a dodici anni, quasi tutti hanno uno smartphone in tasca. In Svizzera, secondo lo studio James, a questa età il 96 per cento degli adolescenti possiede uno smartphone; non sorprende quindi che le riviste per adolescenti siano ormai praticamente scomparse. E poiché l'ingresso nel mondo digitale avviene a un'età sempre più precoce, anche le riviste per i più giovani sono sempre più sotto pressione.

Triste ma vero: per convincere i bambini a prendere d'assalto gli scaffali delle edicole, ormai ci vorrebbe un iPhone in omaggio.

Immagine di copertina: Michael Restin

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Semplice scrittore, doppiamente papà, che ama essere in movimento e destreggiarsi nella vita familiare quotidiana, come un giocoliere che lancia le palline e di tanto ne fa cadere una. Può trattarsi di una palla, di un'osservazione, o di entrambe.


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