Le bambine hanno bisogno di giocattoli da maschi – una storia della mia infanzia.
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Le bambine hanno bisogno di giocattoli da maschi – una storia della mia infanzia.

Mariana Hurtado
Bern, il 07.03.2017
Bogotà, Colombia. Anno 1993. In una città che si leccava ancora le ferite inferte da Pablo Escobar, i miei genitori erano pronti a lasciare finalmente quell'inferno, un mese prima della morte del famigerato barone della droga.

Come impiegato dell'azienda svizzera Novartis, già nota come Ciba-Geigy, mio padre poteva scegliere se andare a lavorare in Svizzera e dopo un anno farsi raggiungere da mia madre, mio fratello e me, o se trasferirsi in Ecuador subito con tutti noi. E se avessi vissuto le bombe e gli attentati da vicino come ha fatto lui, neanche tu ci avresti pensato sopra un secondo di più: Ecuador. Nonostante questo, alla fine, vent'anni dopo ho dovuto comunque trasferirmi in Svizzera. Quando mi sentono parlare, tutti si accorgono che sono straniera, ma questa storia te la racconterò un'altra volta.

Abbiamo vissuto per un mese in un ostello, finché i miei genitori non hanno trovato quella che per 13 anni ho chiamato casa. Non rammento più niente di quel mese, ma ricordo di quando il nostro mobilio si limitava ad alcuni materassi sul pavimento e una TV.

Il mio primo giocattolo

E mi ricordo del mio primo giocattolo. Diamine, mi ricordo anche del viaggetto al negozio di giocattoli per comprarlo: un personaggio da collezione dei Mighty Morphin Power Rangers. A quei tempi eravamo un fratello e una sorella, e allora mia madre comprò due Ranger, uno rosso e uno giallo. Conoscevo la serie e sapevo benissimo che il Ranger giallo era una delle donne, la mezza asiatica. Ma ero la sorella maggiore (e lo sono ancora!), ed ero il capo (e lo sono ancora!), e mi piaceva di più il Ranger rosso, quindi il Ranger rosso era mio! Mio fratello, che aveva solo un anno, non lo percepiva e logicamente la cosa non gli interessava.

Interpretare il ruolo del protagonista mi aiutava a credere in me stessa. Sentivo di avere il potere di prendere tutte le decisioni importanti per salvare il mondo. Una posizione così delicata non poteva essere affidata al mio fratello più piccolo, sarebbe stato da irresponsabili. A noi non importava che, per una questione di sesso, questo ruolo sarebbe dovuto spettare a lui. E ciò non interessava nemmeno a Mariana (io), che all'epoca aveva quattro anni.

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È un mondo crudele

Poi andammo all'asilo. Nuovi bambini, ma ancora più importante: nuovi giocattoli. Lì scoprii i Mega Blocks e la crudeltà dei bambini. In quanto bimba di 5 anni, proveniente da un altro paese, che adoperava altre parole e con un altro accento, ero un facile bersaglio.

Ovviamente, volevo costruirmi il mio mondo per poi difenderlo; in fin dei conti è questo che fa il capo dei Power Rangers. E, di tanto in tanto, anche distruggere i nemici con il suo Megazord. Danni collaterali a parte. Con i Mega Blocks, costruire questo mondo sarebbe stato semplicissimo. Ma già a quell'epoca c'era una gerarchia ben definita, e io fui spedita all'angolo delle bambole e della cucina giocattolo, dal dispotico ragazzino del parco giochi.

Questo è lo sfondo perfetto per uno scenario in cui l'eroina del dramma salva il mondo. Altro che cucina giocattolo...

Non ho mai capito quale potesse essere l'attrattiva di bambole e cucine giocattolo. Anche quando iniziai a giocare con le barbie scelsi la dentista, perché si poteva permettere un'auto e una casa al mare. Barbie Ballerina non poteva, ma non è questo il punto.

Affrontai così il bambino che controllava l'angolo con i giochi da costruzione. Era scorretto che non potessi giocare lì solo a causa del mio sesso. Lui però deviò la discussione sul mio accento e attirò l'attenzione degli altri bambini su quanto fosse ridicolo. L'aggettivo "diverso" è per i bambini – e anche per alcuni adulti – uno strumento efficace per mettere tutti contro di te. Tutte quelle risate divennero battutine di scherno e portarono all'esclusione. Neanche nell'angolo della cucina ero più la benvenuta.

Mamma salva la giornata

Quando tornai a casa e mi sfogai, mia madre mi diede conforto. Ma sapeva che non era sufficiente. E così mi equipaggiò di forza mentale e una spada di plastica per affrontare questo mondo crudele da sola.

Il mattino dopo uscii di casa armata di un ghigno da un orecchio all'altro e della mia Excalibur anti-villano. Ciò che accadde dopo è un po' sfocato nella mia mente. Ricordo come tutto cominciò con una battutina sul mio accento, me che brandisco la mia spada di plastica e un ex villano che piange in un angolo.

Inutile dire che mia madre ricevette numerose lamentele da parte degli altri genitori, ma lei sapeva che erano stati gli altri bambini a cominciare... ed era fiera di me.

Non ti abbandona mai

Il malvagio esecutore della distinzione dei ruoli dei due sessi era stato sconfitto dalla ridicola ragazzina di tre anni più piccola ed era stato stabilito un nuovo ordine. Ora non solo ero in grado di costruire il mio mondo e di incaricare gli altri di ingrandirlo, anche la mia posizione di Ranger rosso era stata consolidata: e non solo a casa, anche nel mio nuovo regno della terra dell'asilo.

Guardandomi indietro, penso che sia stata mia madre l'artefice di tutto questo. Guardami, sono venuta su niente male, o almeno penso. Le mie esperienze mi hanno insegnato sin da piccola ad avere fiducia in me stessa e la forza necessarie per impormi in ambienti sconosciuti e avversi. Non ho paura di spostare i confini e cercare nuove sfide. Questo mi ha portato fin qui, a mezzo globo di distanza da tutte le persone che conosco e amo. Con una lingua che cerco ancora faticosamente di dominare. Tutto ciò di cui avevo bisogno per liberare questo potenziale era un giocattolo. Non lo vorresti anche tu per tua figlia?

I bambini sono diversi tra loro, ma possiamo convenire sul fatto che un ambiente affettuoso che ti sostiene può fare miracoli per ogni tipo d'infanzia. E anche una spada di plastica. Grazie, mamma.

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Mariana Hurtado
Mariana Hurtado
Grafik-Designerin, Bern
Sono una grafica, un'allenatrice di Pokémon, un'esperta di tecnologia, ma non sono una scrittrice. Vivo in Svizzera dal 2014 e combatto costantemente contro il design malfatto.

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