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L'inganno del piumino di bambù

Carolin Teufelberger
Zurigo, il 06.01.2022
Traduzione: Giulia Gobbo

Da circa un anno dormo con un piumino di bambù naturale. Almeno questo è ciò che pensavo. A quanto pare c'è comunque della chimica.

Fino a poco tempo fa, avevo un piumino grosso che usavo già da bambina. Per molto tempo non ho visto alcuna ragione per investire denaro in uno nuovo, anche se era troppo caldo per me. Infatti, ho problemi a sostituire gli oggetti intatti. Ma soprattutto, trovo difficile prendere decisioni di acquisto. Nel negozio di vestiti, passo davanti a un prodotto quaranta volte, lo prendo e lo riappendo finché non mi decido a provarlo. Al momento dell'acquisto di un tavolo, il mio ragazzo ha dovuto fare una pausa caffè con me in modo che potessi ripensare a tutti i modelli che avevo visto.

Un anno fa, però, mi sono convinta di cercare almeno un nuovo piumino. Il livello di calore da uno a due, che equivale a una coperta leggera, è sufficiente per me. Poi ci sono molte opzioni per quanto riguarda il materiale: poliestere, pelo di cammello, fiocchi di pino cembro, canapa eccetera eccetera. Ho optato per il bambù.

Un prodotto naturale o mi sbaglio?

Il bambù mi è sembrato il più sostenibile, dato che circa tutti i (presunti) prodotti sostitutivi sono fatti con questo materiale. Inoltre, questa pianta prospera in modo incredibilmente rapido. Il bambù Moso, per esempio, cresce quasi fino a un metro al giorno. A causa di questa proprietà, il bambù è stato persino usato come metodo di tortura: la persona da torturare veniva posta sopra un germoglio di bambù, che in pochi giorni perforava il corpo della vittima, causando un dolore incredibile che poteva portare alla morte. Questo metodo fu usato anche dal Giappone nella Seconda guerra mondiale. Decisamente più belli sono i significati simbolici che il bambù ha in alcune culture. In Cina, per esempio, simboleggia una lunga vita e in India l'amicizia.

È più o meno così che bisogna immaginarsi la tortura con il bambù.
È più o meno così che bisogna immaginarsi la tortura con il bambù.

Io e l'industria tessile non siamo più amiche, almeno per quanto riguarda il mio piumino. Mi sento presa in giro, perché le fibre di bambù in realtà sono fibre di viscosa di bambù. È una grande differenza. Nelle fibre di viscosa, solo il prodotto di partenza, la cellulosa, è naturale. Poi vengono mescolati uno dopo l'altro vari prodotti chimici come l'idrossido di sodio, l'acido solforico o il solfuro di carbonio per ottenere un liquido viscoso (da cui il nome), che viene poi trasformato in filamento e infine filato in fibre. Queste non hanno più molto a che fare con il prodotto naturale. L'ho scoperto solo quando ho voluto lavare la coperta e ho guardato meglio l'etichetta.

C'è scritto sull'etichetta, ma non aiuta molto quando si compra online.
C'è scritto sull'etichetta, ma non aiuta molto quando si compra online.

Inganno con slogan verdi

Questo fatto viene nascosto o addirittura sorvolato in molte descrizioni di prodotti su Galaxus, ma anche sulle pagine del produttore. La confusione nasce da parole come «prodotto naturale», «sostenibile» e «Ökotex 100», una certificazione che afferma semplicemente che il prodotto non contiene sostanze nocive per l'essere umano. Sì, il bambù in sé è naturale e anche sostenibile perché è rapidamente rinnovabile, ma la fibra di viscosa non lo è. Per ragioni di etica e di trasparenza, si potrebbe indicare questo dettaglio.

Per esempio per il piumino «Bernina Uno» di Billerbeck, scopro solo sul sito del produttore che l'imbottitura è in viscosa di bambù. E anche lì c'è scritto solo molto in basso e il piumino rientra nella categoria «Naturale».

Sì, il bilancio ambientale del bambù è buono: offre grandi raccolti con un basso consumo di terra e di acqua, grazie alla sua resistenza non è necessario utilizzare fertilizzanti e pesticidi e assorbe molta CO₂. Queste proprietà vengono offuscate dal principale produttore della pianta: la Cina. Questo significa lunghi percorsi di trasporto da un lato e standard sociali piuttosto poveri dall'altro. Nel caso della coltivazione del bambù, queste condizioni sono meno significative, poiché non è ancora industrializzata come altri beni agricoli e si basa spesso su piccole aziende. Ma anche la produzione di viscosa avviene spesso in Cina e le condizioni di lavoro nelle fabbriche non soddisfano gli standard europei.

Quindi le cosiddette fibre rigenerate che si trovano nel mio piumino non sono tutte cattive. Mi piace dormirci e sono migliori delle fibre sintetiche perché, a differenza del poliestere, non è necessario il petrolio per la loro produzione. Nel frattempo, c'è anche un processo ecologico per la produzione di viscosa che si basa sul composto organico N-Ossido di N-metilmorfolina. Ma nei dati del prodotto posso vedere se le fibre del mio o di altri piumini di bambù sono stati fatti con esso? No. Se vuoi andare sul sicuro, cerca la dicitura «fibra di bambù naturale» in cui non ci sono sostanze chimiche.

Luna Vegan (650 g, 160 x 210 cm)
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Tuttavia, continuerò a coprirmi con il mio piumino di viscosa di bambù acquistato con l'inganno. Perché finché mi deciderò per un'alternativa, staremo già tutti dormendo in contenitori di acciaio ghiacciati.

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Ampliare i miei orizzonti: si riassume così la mia vita. Sono curiosa di conoscere e imparare cose nuove. Le nuove esperienze si nascondono ovunque: nei viaggi, nei libri, in cucina, nei film o nel fai da te.


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