Florian Bodoky
Guida

Auricolari open-ear alla prova: cinque modelli convenienti a confronto

Florian Bodoky
11.3.2026
Traduzione: Martina Russo
Immagini: Florian Bodoky

Gli auricolari open-ear sono di tendenza: senti la musica pur lasciando il condotto uditivo aperto. Ho testato cinque modelli entry-level dal prezzo contenuto per capire cosa offrono in termini di qualità del suono, comfort e batteria.

Gli auricolari open-ear sono l'ultima novità del settore. Tra gli auricolari sono sempre più diffusi i modelli a clip, che si agganciano alle orecchie come una sorta di orecchino. Così puoi sentire la musica senza occludere il condotto uditivo. Sono perfetti per sentire gli annunci sui mezzi pubblici, scambiare due chiacchiere in ufficio e – da non sottovalutare – andare in bicicletta. Potrai così ascoltare musica, ma anche sentire un'auto o un altro veicolo in avvicinamento.

Per chi ha appena scoperto questi auricolari o ha un budget limitato, ho testato cinque modelli entry-level dal prezzo interessante.
Per chi ha appena scoperto questi auricolari o ha un budget limitato, ho testato cinque modelli entry-level dal prezzo interessante.

Comfort: si distinguono i Baseus, ma possono non piacere

Per il loro tipico design, questi auricolari non esercitano pressione nel condotto uditivo e non isolano dall'esterno. In genere, però, restano più difficilmente in posizione rispetto ai classici auricolari in-ear. Possono essere più o meno comodi a seconda della forma del tuo orecchio, della struttura della cartilagine e della tua sensibilità personale. Quattro dei cinque dispositivi si basano sullo stesso principio: un'estremità si posiziona dietro l'orecchio, l'altra davanti. In mezzo c'è un elemento in silicone, stabile ma morbido. Solo quello dei Soundcore è in plastica piuttosto rigida. A seconda dell'orecchio questa posizione fissa può dare fastidio. E infatti per me è così. Su altre orecchie, invece, potrebbe calzare meglio.

La clip rigida dei Soundcore può piacere o meno.
La clip rigida dei Soundcore può piacere o meno.

Per questo aspetto preferisco i Soundpeats PearlClip Pro. Sono leggeri, flessibili e si adattano perfettamente a orecchie di ogni forma. Anche dopo diverse ore non avverto alcun fastidio.

I Baseus Bowie MC1 sono comodi...
I Baseus Bowie MC1 sono comodi...

In caso di sessioni di ascolto prolungate in ufficio o in viaggio, questa combinazione è pensata per farti quasi dimenticare di avere gli auricolari. Va anche detto che le estremità sono arrotondate e sottili. Non come gli auricolari Jlab, il cui supporto dietro l'orecchio è sì piatto ma molto spesso. Non credo di avere spazio a sufficienza dietro le mie orecchie.

... come gli SkyBuds Clip di 4smarts.
... come gli SkyBuds Clip di 4smarts.

Anche gli auricolari Baseus e 4smarts sono molto comodi da indossare. Il peso si distribuisce in modo uniforme, il meccanismo a clip è stabile ma comunque flessibile. Non si spostano dall'orecchio neanche quando ti muovi. Nel confronto diretto si posizionano leggermente dietro i Soundpeats, ma nel complesso si attestano su un livello molto alto.

I JLab Flex sono troppo grossi per i miei gusti.
I JLab Flex sono troppo grossi per i miei gusti.

I JLab Flex sono inaspettatamente leggeri. Sono comodi da portare, ma sembrano un po' meno stabili nei movimenti rapidi. Quello che disturba è quell'elemento, piccolo ma molto spesso, dietro le orecchie. Non c'è abbastanza spazio dietro le mie orecchie per una cosa del genere. I più comodi per me sono i Soundpeats PearlClip Pro.

I Soundpeats PearlClip Pro sono i miei preferiti a livello di comfort.
I Soundpeats PearlClip Pro sono i miei preferiti a livello di comfort.

Non dimentichiamo che il comfort è molto soggettivo, perché a seconda di com'è fatto il tuo orecchio, potrà risultare più comoda una forma piuttosto che un'altra.

Audio: quattro prodotti allo stesso livello, uno lascia a desiderare

A livello di suono gli auricolari open-ear devono affrontare una sfida particolare. Mancando l'isolamento acustico, va persa la profondità dei bassi tipici dei classici in-ear. Al contempo, anche i rumori dell'ambiente circostante interferiscono con il suono. Il segreto sta nel bilanciare medi, alti e le frequenze basse (soggettive) così che la musica abbia comunque corpo e le voci siano ben intellegibili.

I Soundpeats PearlClip Pro offrono il suono più brillante in assoluto. Il registro medio è ben presente, le voci risaltano in primo piano e gli strumenti si distinguono chiaramente. Soprattutto quando ascolti musica pop, acustica o i podcast, hai un'impressione di spazio e apertura. Per essere un sistema open-ear, la pienezza dei bassi è sorprendente: non sono sub-bassi in senso classico, ma una base sufficiente per un suono rotondo.

Un esempio pratico: nei brani con chitarra acustica o pianoforte, come quelli dei cantautori o della musica pop tranquilla, le voci suonano piacevolmente vicine e nitide. Si distinguono chiaramente le corde della chitarra, ma i suoni non sono troppo squillanti. Anche quando ascolti musica pop moderna con questi auricolari il ritmo è ben percepibile, anche se la loro conformazione non permette di sentire bassi profondi e potenti. Sono i migliori anche per ascoltare i podcast. Le voci sono sempre chiaramente comprensibili e naturali. Considerate anche le loro qualità musicali, risultano tra i modelli più versatili del confronto.

I Soundcore C30i puntano su una resa equilibrata e neutra. I bassi sono un po' più discreti rispetto a quelli dei Soundpeats, in compenso l'immagine sonora complessiva risulta armoniosa e adatta all'ascolto prolungato. Le voci sono pulite e chiare, senza sottolineature eccessive. Questo equilibrio è particolarmente vantaggioso soprattutto per le playlist eterogenee. Non enfatizzando né gli alti né i medi, i Soundcore sono particolarmente piacevoli nelle sessioni di ascolto prolungate, ad esempio durante una giornata di lavoro in ufficio. Non affaticano l'udito, nemmeno dopo parecchie ore. Questo equilibrio è un punto di forza anche con i podcast. I C30i riproducono le voci in modo particolarmente neutro e naturale, il che li rende perfetti per sessioni di ascolto prolungate di podcast conversazionali, interviste o audiolibri.

I Baseus Bowie MC1 offrono un ottimo suono in tutte le situazioni. I bassi e i medi sono ben bilanciati mentre le frequenze alte sono sufficientemente presenti. Nel confronto diretto, però, rispetto ai Soundpeats e agli Soundcore manca un po' di profondità di dettaglio e un certo dinamismo. A livello pratico, questo si nota soprattutto negli arrangiamenti più complessi: nelle canzoni con molti strumenti i singoli elementi tendono a fondersi maggiormente tra loro. La qualità del suono è comunque sufficiente per l'ascolto quotidiano. Con i podcast, i Baseus garantiscono una buona intelligibilità del parlato, ma sono leggermente inferiori ai due modelli di punta. Le voci sono ben comprensibili, ma risultano un po' meno nitide e dettagliate.

I JLab Flex assicurano una qualità di riproduzione accettabile per lo streaming e la musica di sottofondo, ma restituiscono un quadro sonoro meno articolato. Negli arrangiamenti più complessi si tendono a perdere le sfumature. L'intelligibilità del parlato è buona anche nei podcast, ma non raggiunge la nitidezza dei modelli più performanti inclusi in questo confronto.

Gli 4smarts SkyBuds Clip sono gli auricolari con i bassi meno intensi e la dinamica più limitata tra quelli testati. Le voci si sentono bene, ma la musica è meno coinvolgente. Per i podcast la resa vocale è generalmente sufficiente, ma manca un po' di chiarezza e presenza rispetto ai Soundcore e ai Soundpeats.

Nel complesso, i Soundcore C30i e i Soundpeats PearlClip Pro sono abbastanza equivalenti. I Soundpeats, però, spiccano leggermente grazie alle loro qualità musicali. Se ascolti soprattutto podcast e cerchi la massima naturalezza nelle voci, puoi optare tranquillamente per i Soundcore.

Dispersione del suono: il nemico ti ascolta?

Il design aperto implica sempre una diffusione del suono verso l'esterno. Poiché l'altoparlante non si trova all'interno del condotto uditivo, ma lavora davanti all'orecchio, parte del suono si diffonde anche nell'ambiente circostante. A volume moderato, tutti i modelli risultano relativamente discreti. Se sei in ufficio o su un treno, di solito chi ti sta di fianco sente quello che dici solo se il volume è molto alto.

Ecco cosa ho constatato nei miei test:

  • Fino al 50% del volume, chi si trova a circa un metro di distanza non sente quasi nulla.
  • A circa il 70% del volume, chi siede accanto a te in un ambiente molto silenzioso può distinguere leggermente la musica o le voci.
Zero dispersione del suono: Lotte dorme pacifica anche se nelle mie orecchie c'è un gran trambusto.
Zero dispersione del suono: Lotte dorme pacifica anche se nelle mie orecchie c'è un gran trambusto.

A volume elevato i Soundcore C30i sono quelli con il minor livello di dispersione del suono rispetto agli altri modelli del confronto. La diffusione sonora è relativamente controllata anche a volumi un po' più alti. Il che li rende particolarmente adatti ad ambienti di lavoro silenziosi o a biblioteche. Gli altri modelli seguono a breve distanza e si collocano anch'essi nell'intervallo tipico degli auricolari aperti. Ecco perché qui non decreterò alcun vincitore.

Sulla bicicletta la faccenda si fa rumorosa

In bicicletta gli auricolari a clip sono particolarmente utili perché ti permettono di continuare a sentire il rumore del traffico. C'è però un nuovo problema acustico: il rumore dell'aria. Quando raggiungi velocità di circa 15-25 km/h, il vortice d'aria intorno all'orecchio produce un rumore piuttosto intenso. In alcuni casi il rumore dell'aria sovrasta la riproduzione del suono, soprattutto nelle frequenze alte. Lo stesso succede durante le telefonate. Questo ovviamente non riguarda solo la qualità del suono che senti tu, ma anche quella del tuo interlocutore, dato che il microfono funziona meno bene con il vento contrario.

Quando ascolti musica le differenze tra i vari modelli sono minime: la messa a punto dei Soundcore 30i fa sì che le voci abbiano un suono relativamente stabile. I podcast si sentono bene anche quando c'è vento e lo stesso vale per i Soundpeats, i Baseus e i JLab. Solo i 4smarts deludono un po' in questo ambito: se vado più forte, di solito devo alzare il volume per sentire bene le voci.

Le prestazioni sono meno uniformi quando telefoni. In questo caso sono i Baseus Bowie MC1 a offrire la qualità di conversazione migliore. Più microfoni catturano la voce in modo mirato e riducono i rumori ambientali per garantire una buona intelligibilità delle conversazioni anche all'aperto. Le voci risultano più naturali e costanti rispetto agli altri modelli, anche con il rumore dell'aria in sottofondo. Lo stesso vale per i Soundpeats, che però presentano un calo di qualità più marcato dovuto all'aria in corsa. I Soundcore C30i funzionano bene per le telefonate, ma il suono sembra un po' distante. Questo perché il microfono è più lontano dalla bocca, quindi la voce risulta meno presente. Le conversazioni sono sempre comprensibili, ma non raggiungono la stessa nitidezza dei modelli più performanti.

I JLab Flex sono generalmente buoni per le telefonate di tutti i giorni, ma non sono altrettanto validi quando entrano in gioco i rumori ambientali. Le voci sono sì comprensibili, ma i rumori di fondo non vengono ridotti in modo altrettanto efficace rispetto ai modelli concorrenti, più potenti. Lo stesso vale per i 4smarts.

Custodia di ricarica: dalla cerniera ai LED

I Baseus Bowie MC1 hanno la base più stabile. Il case è realizzato in modo pulito e funzionale. I raccordi sono ben fatti e resistenti, la chiusura magnetica è affidabile e la cerniera ha un meccanismo solido. È leggermente più grande di quasi tutti gli altri, ma risulta particolarmente stabile e adatto all'uso quotidiano. Nell'insieme Baseus è il prodotto che combina al meglio qualità dei materiali, sensazione al tatto e lavorazione.

Il miglior meccanismo a scatto è quello dei Baseus.
Il miglior meccanismo a scatto è quello dei Baseus.

Anche la custodia dei Soundpeats PearlClip Pro è di ottima qualità. È realizzata con precisione, ha superfici uniformi e si chiude alla perfezione. Le clip scattano magneticamente nella posizione giusta. Un LED attivabile con un pulsante ti mostra il livello di carica della custodia.

I Soundpeats hanno la vernice che si graffia facilmente, ma i LED mi piacciono.
I Soundpeats hanno la vernice che si graffia facilmente, ma i LED mi piacciono.

La custodia dei 4smarts SkyBuds Clip e dei Jlab Flex è robusta e funzionale, ma la cerniera non è stabile come in altri modelli.

La custodia degli Jlab...
La custodia degli Jlab...
... e dei 4smart è funzionale, ma nella norma.
... e dei 4smart è funzionale, ma nella norma.

Quella che mi convince di meno è la custodia dei Soundcore. È vero che questa è l'unico marchio a fornire degli inserti aggiuntivi, ovvero degli elementi di stabilizzazione, per garantire una tenuta più salda. Inserti che possono essere utili a seconda della forma dell'orecchio, soprattutto quando ti muovi. Ma il coperchio è in plastica sottile e non ispira molta fiducia.

La custodia dei Soundcore è piuttosto sottile.
La custodia dei Soundcore è piuttosto sottile.

Valutando insieme qualità dei materiali, sensazione al tatto e meccanica, i modelli Baseus e Soundpeats si piazzano al primo posto pari merito.

Durata della batteria e capacità di ricarica della custodia

Visto che, per ovvie ragioni, gli auricolari non offrono un sistema di cancellazione del rumore, la batteria ha un'autonomia molto buona su tutti i modelli, almeno secondo i produttori. Di conseguenza hanno tutti durate sorprendenti, ad eccezione di un modello. I migliori in assoluto sono i Baseus Bowie MC1.

AuricolariAutonomia auricolariAutonomia con case
Soundcore C30i10 ore30 ore
Baseus Bowie MC19 ore40 ore
Soundpeats PearlClip Pro6 ore18 ore
JLab Flex7 ore21 ore
4smarts SkyBuds Clip6 ore28 ore

In conclusione: le «perle» sono i miei preferiti

Senza ombra di dubbio, in termini di qualità musicale e di comfort, i vincitori sono i Soundpeats PearlClip Pro che vincono la valutazione generale. E questo nonostante siano i meno efficienti in termini di durata della batteria. L'archetto flessibile rivestito in silicone trasmette una sensazione di qualità, si adatta perfettamente alle mie orecchie e rimane saldamente in posizione. Anche la lavorazione è eccellente.

Anche i Baseus Bowie MC1 offrono un livello qualitativo elevato. La custodia è rifinita con precisione, le superfici sono uniformi e prive di fastidiosi spazi vuoti. Perfetta anche la chiusura. Questo modello è il numero uno anche in fatto di telefonia e batteria. La qualità del suono è altrettanto soddisfacente. Meno convincenti sono la tenuta nell'orecchio e il comfort, che è comunque soggettivo.

I Soundcore C30i non sono da meno in termini di qualità della lavorazione e sono gli unici, tra quelli confrontati, a offrire degli inserti aggiuntivi ovvero degli elementi di stabilizzazione per una tenuta migliore e personalizzata. A seconda della forma dell'orecchio questi inserti possono essere davvero utili, soprattutto quando ti muovi. Questi componenti aggiuntivi sembrano però più funzionali che parte integrante del design. I JLab Flex sono davvero belli, ma non si adattano bene alle mie orecchie. Mentre i 4smarts SkyBuds Clip sono i più convenienti tra i modelli low cost e non mi hanno convinto più di tanto.

soundcore C30i (Nessuna cancellazione del rumore, 10 h, Senza fili)
Cuffie
CHF46.70

soundcore C30i

Nessuna cancellazione del rumore, 10 h, Senza fili

Baseus Bowie MC1 (ANC, 9 h, Senza fili)
Cuffie
−11%
CHF38.90 anziché CHF43.90

Baseus Bowie MC1

ANC, 9 h, Senza fili

JLab Audio Clip Flex Open Air (ANC, 7 h, Senza fili)
Cuffie
CHF44.70

JLab Audio Clip Flex Open Air

ANC, 7 h, Senza fili

4smarts SkyBuds Clip (NC, 6 h, Senza fili)
Cuffie
−32%
CHF20.90 anziché CHF30.90

4smarts SkyBuds Clip

NC, 6 h, Senza fili

Soundpeats PearlClip Pro TWS (Senza fili)
Cuffie

Soundpeats PearlClip Pro TWS

Senza fili

Immagine di copertina: Florian Bodoky

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Da quando ho scoperto come attivare entrambi i canali telefonici sulla scheda ISDN per ottenere una maggiore larghezza di banda, sperimento con le reti digitali. Con quelle analogiche, invece, da quando so parlare. A Winterthur per scelta, con il cuore rossoblu. 


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