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Mi piace giocare a Kahuna anche se perdo quasi sempre

Carolin Teufelberger
Zurigo, il 16.05.2022
Traduzione: Sanela Dragulovic

Qualche settimana fa ho acquistato l’interessante gioco di strategia Kahuna. Non solo mi ha insegnato che avere una buona tattica è fondamentale, ma anche che no so accettare le sconfitte.

I miei piedi sono bloccati nella sabbia. Leggere mareggiate danno un po' di movimento al mare altrimenti calmo. Alle mie spalle una fitta giungla. Il sole splende implacabile dall'alto, le nuvole sono un fenomeno raro da queste parti. Un ponte bianco collega la mia isola Coco con la vicina Gola, ancora disabitata. Non la vorrei avere solo io, anche il mio arcinemico che ha già costruito un ponte per raggiungere l'altra sponda della riva. Presto si deciderà chi ha la migliore strategia di conquista.

Le regole sono semplici

Kahuna, un gioco da tavolo per due, mi porta in questo mondo ideale, pieno di desiderio di vendetta. Utilizzando le carte, di cui si possono tenere in mano al massimo cinque, si costruiscono ponti o si abbattono quelli dell'avversario. Alcune carte sono scoperte, altre invece rimangono coperte nel mazzo. Sta a te decidere da dove pescare e quindi se il tuo avversario può o meno vedere la carta. Comunque sia, si deve sempre pescare una carta. Se hai già cinque carte in mano, devi giocarne una o più o metterne una in fondo al mazzo.

Se si giocano entrambe le carte delle rispettive isole collegate, il ponte esistente viene distrutto.
Se si giocano entrambe le carte delle rispettive isole collegate, il ponte esistente viene distrutto.

Anche l'obiettivo è semplice: impossessarsi di un numero maggiore di isole rispetto al tuo avversario. Diventi proprietario di un'isola non appena più della metà dei collegamenti con i ponti sono tuoi. Ogni volta che non ci sono più carte, si contano i possedimenti. Al primo punteggio intermedio si può fare un punto, al secondo due e al terzo tanti quanti sono le isole. È una questione di fortuna pescare le carte giuste, tutto il resto è tattica.

La tattica non è il mio forte

Ed è proprio per questo che perdo relativamente spesso. Anche nel mio mondo perfetto – una piacevole serata di primavera, un appuntamento tête-à-tête – la vendetta si unisce rapidamente alla compagnia. Con Kahuna non solo ho scoperto che dovrei fare un allenamento mentale sulla strategia, ma anche che non so assolutamente accettare le sconfitte. Non contro il mio compagno.

Gioca relativamente bene a scacchi e possiede una decina di libri del grande maestro Garri Kasparov. Riesce facilmente a prevedere i passi successivi, mentre io sono spesso sopraffatta dagli impulsi. Come ai tempi della scuola, questo mi porta a commettere errori di disattenzione. A lezione di matematica dimenticavo i segni, a Kahuna mi sfugge un collegamento o quale carta ha preso il mio avversario. Non perdere di vista le carte sarebbe fondamentale per anticipare le sue mosse.

Non fare come me. Presta attenzione a quali carte che pesca il tuo avversario.
Non fare come me. Presta attenzione a quali carte che pesca il tuo avversario.

Oltre a questa discrepanza nelle nostre azioni, che già mi fa sentire insicura, si aggiungono frasi inutili come: "Caro, oggi non ho avuto una buona giornata. Possiamo giocare a Kahuna, così da potermi tirare un po’ su?»

Il bambino furioso

Vorrei dire subito che queste provocazioni mi lasciano indifferente. Ma no, fanno esattamente quello che dovrebbero fare. Alimentano i miei complessi di inferiorità e la mia testa entra subito in modalità: «La tua giornata sarà ancora peggiore quando avrò preso tutte le tue isole!» Pensare in questo modo, mi fa perdere già in partenza. E poi cado in una rabbia spaziale e infantile di cui, a posteriori, mi vergogno molto. Al momento, però, sono troppo impegnata a far piazza pulita di ponti e gettoni con un gesto della mano e a insultare il vincitore.

Il gioco è fenomenale

Sono già migliorata molto e le mie performance da cattiva perdente sono sempre più brevi e ho imparato a scusarmi in tempi relativamente brevi per il mio comportamento infantile. In primo luogo, perché ho 30 anni, dannazione. In secondo luogo, perché voglio che Kahuna continui a essere un gioco divertente e ci faccia piacere giocarci la sera. Il gioco è facile da preparare, le regole semplici eppure il divertimento non manca. E soprattutto, una partita dura al massimo 30 minuti. Perfetta per chi, come me, alla fine perde l'attenzione.

Infine, è ambientato nei Mari del Sud. È l'antitesi di tutti i miei sentimenti negativi. A tutto lo stress che mi assilla tutte le volte che vengono tagliati i miei collegamenti isolani costruiti con fatica. Non voglio nemmeno immaginare quanto cattivo sarebbe il mio umore se il mio personaggio non avesse i piedi nella sabbia calda ma fosse bloccato nel fango di brutali campi di battaglia.

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Ampliare i miei orizzonti: si riassume così la mia vita. Sono curiosa di conoscere e imparare cose nuove. Le nuove esperienze si nascondono ovunque: nei viaggi, nei libri, in cucina, nei film o nel fai da te.


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