«Le aziende dovrebbero spogliarsi dei pregiudizi»
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«Le aziende dovrebbero spogliarsi dei pregiudizi»

Rico Schüpbach
Zurigo, il 18.06.2020

e>«Le aziende dovrebbero spogliarsi dei pregiudizi»</title> Nadine Romero, Head of Brand Management presso digitec, ci svela come riesce a bilanciare carriera e famiglia. Tipico, ti starai dicendo, come al solito chiedono a una donna come fa ad affrontare tutto questo... E gli uomini? Non essere troppo precipitoso, faremo le stesse domande anche agli uomini con posizioni dirigenziali. Perché, assolutamente, il progresso richiede che ci lasciamo alle spalle i soliti cliché. Nadine, da quanto tempo lavori per Digitec Galaxus?
Sono circa dieci anni.

Sempre in questa funzione?
No, ho assunto questa funzione nel settembre 2017 e fino a poco fa lavoravo al 100%. Qualche mese fa sono diventata mamma e perciò da febbraio del 2020 lavoro all’80%.

In questi dieci anni hai vissuto sulla tua pelle la vertiginosa crescita di digitec.
Assolutamente, quando ho iniziato da digitec eravamo in cinque nel Marketing e oggi siamo più di 65 persone in questo ufficio. Questa crescita fulminea ha generato sempre nuove opportunità e così io ho ampliato le mie competenze. Oltre al mio ruolo anche i miei compiti cambiavano ripetutamente e io ho imparato moltissimo in questa decade.

Qual è il tuo ruolo come Head of Brand Management digitec?
Il mio team è responsabile dell'aspetto del marchio digitec. Questo include le campagne pubblicitarie ma non solo. Garantiamo che il marchio abbia valori chiari e che questi siano effettivamente vissuti. All'interno dell'azienda, ci deve essere un accordo su ciò che il marchio rappresenta e sulla sua proposta di valore, in modo che possa essere ripetutamente comunicata all'esterno. La qualità associata al marchio è essenziale. Solo se la clientela vive buone relazioni con il marchio e gode di esperienze di acquisto favorevoli è possibile costruire un rapporto di fiducia.

«Solo se la clientela vive buone relazioni con il marchio e gode di esperienze di acquisto favorevoli è possibile costruire un rapporto di fiducia.»
«Solo se la clientela vive buone relazioni con il marchio e gode di esperienze di acquisto favorevoli è possibile costruire un rapporto di fiducia.»

In qualità di dirigente, sei in minoranza come donna presso digitec. Il quadro è simile in tutta la Svizzera: solo quattro delle 100 aziende svizzere di maggior calibro hanno un capo donna. Cosa pensi sia necessario per correggere questo squilibrio?
È un argomento complesso e sfaccettato al quale hanno cercato di trovare risposta diversi illustri personaggi. Questo dimostra che non esiste una soluzione semplice e ovvia. La cosa chiara è che molto deve ancora accadere.

«Le aziende devono mostrare coraggio e provare nuovi modelli.»
«Le aziende devono mostrare coraggio e provare nuovi modelli.»

Ad esempio?
Ciò che aiuta a mio parere è la possibilità di lavorare a tempo parziale. C'è bisogno di più posizioni dirigenziali con una percentuale lavorativa dell'80%. Il telelavoro (a condizione che venga garantito un servizio di assistenza per i bambini) rende molto più facile conciliare la vita lavorativa e quella familiare – soprattutto se si devono percorrere lunghe distanze per recarsi al lavoro. Anche un orario di lavoro flessibile aiuta. Così, ad esempio, si ha la possibilità di lavorare da casa la sera. Inoltre, anche il job sharing potrebbe essere una soluzione.

E cos’altro serve?
Servono modelli che si facciano forza l’un l’altro e ispirino nuovi talenti. Inoltre, vorrei che le donne non dubitassero tanto di loro stesse e che trovino il coraggio di assumere posizioni di responsabilità. Una sana auto-riflessione può certamente aiutare, ma troppi dubbi possono ostacolare.

Manca forse il coraggio?
Sì, ma non solo quello delle donne. Anche le aziende devono mostrare coraggio, tentare nuovi modelli e spogliarsi dei pregiudizi. Ci vuole una certa apertura per testare nuovi approcci alle soluzioni.

Come fai a conciliare carriera e famiglia?
Ho la fortuna di poter lavorare nella mia posizione dirigenziale anche all’80%. Inoltre, il mio team è molto comprensivo se devo uscire prima o lavorare ancora un po’ da casa la sera.

I lavori domestici e la cura del bambino vengono divisi equamente tra te e tuo marito?
Sì, lavoriamo entrambi all’80%. Tra l’altro, anche mio marito ha una posizione dirigenziale. In poche parole, la cosa è fattibile solo se le aziende collaborano.

Fantastico! Ma allo stesso tempo questa cosa non è scontata se diamo un’occhiata ai numeri. La stragrande maggioranza dei papà ha un impiego al cento percento.
Non c’è una regola e ogni famiglia deve trovare la propria soluzione.

Che lavoro sceglieresti se potessi iniziare da zero?
Ho sempre avuto diverse aspirazioni, dall’astrofisico al commissario, dal diplomatico al medico. Tutt’oggi, nutro grande ammirazione per le persone che lavorano nel settore sanitario. Ma non posso dire con certezza che sceglierei quella strada se dovessi ricominciare da zero.

Cosa ti piace fare di più?
In che senso, a casa o al lavoro?

In entrambi i casi.
Mi piace curare i progetti con professionalità e lavorare in prima linea. All'interno dell'azienda noi manager siamo suddivisi in modo tale da poter collaborare in maniera operativa, laddove possibile, e non ci limitiamo a gestire o a guidare un team. Provo un forte entusiasmo quando un collaboratore si rivolge a me comunicandomi le sue tematiche attuali, si generano scambi di idee, vengo coinvolta come sparring partner, ne discuto con i miei colleghi e ognuno espone i propri punti di vista.

E a casa?
Una birra bella fresca in terrazzo dopo il lavoro o una serata spensierata con amici e amiche sono fonti di energia essenziali. Ma tutto ciò non è nulla in confronto alla sensazione che provo quando arrivo a casa o all’asilo nido la sera e so che sto per vedere mio figlio. Non ci sono parole per descrivere una tale meraviglia.

Che desideri hai per il futuro?
Che mio figlio possa crescere in una giusta era e che sia felice. Che possa sognare e che trovi il coraggio di realizzare i suoi sogni. E che io e mio marito fungiamo da buon esempio per lui.

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Rico Schüpbach
Rico Schüpbach

Public Relations Manager, Zurigo

Professionalmente, mi piace creare storie per le pubbliche relazioni. Sono sempre stato affascinato dalla pubblicità, dalle riviste e dai prodotti mediatici di ogni tipo – da trashy Britney all'«highly intellectual» Judith Butler. Nel tempo libero affilo la mia visione critica sugli sviluppi sociali e smantello i luoghi comuni. Non c'è niente di più inutile che ruminare continuamente modelli obsoleti.

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